Italia, il costo del credito resta alto
8 gen 2026 | 3 min di lettura | Pubblicato da Franco Canevesio

In Italia resta alto il costo del credito che continua a pesare su famiglie e imprese, nonostante la Banca centrale europea abbia ridotto in modo significativo il costo del denaro. È quanto emerge dall’analisi del Centro studi di Unimpresa, che segnala come i tassi applicati dalle banche per mutui, compresi i mutui prima casa, e prestiti, compresi i prestiti personali, siano di fatto tornati sui livelli di tre anni fa, se non addirittura superiori, in un contesto di politica monetaria oggi molto più espansiva.
L'andamento nel 2022 e 2023
Secondo Unimpresa, a dicembre 2022, con un tasso Bce al 2,5%, i mutui alle famiglie registravano un tasso medio del 3,36%, mentre i finanziamenti alle imprese si attestavano al 3,55%. Un anno dopo, cioè a dicembre 2023, la stretta monetaria ha portato il tasso ufficiale al 4,5%, con un forte aumento del costo del credito: i mutui sono saliti al 4,82% e i prestiti alle imprese hanno toccato il 5,45%, i livelli più elevati dell’intero ciclo.
Allentamento dal 2024
A dicembre 2024 il costo del denaro è sceso al 3% ma, spiega Unimpresa, i benefici per famiglie e aziende sono stati limitati: i mutui restavano al 3,55% e il credito alle imprese al 4,4%. Nel 2025, poi, la Bce ha accelerato il percorso espansivo, portando il tasso ufficiale al 2,75% a inizio anno, al 2,5% a marzo e infine al 2% da maggio in avanti, livello mantenuto fino a ottobre.
2025, anomalia tra politica monetaria e tassi
Nonostante ciò, mette in risalto Unimpresa, la trasmissione della politica monetaria ai tassi bancari si è rivelata lenta e irregolare. Nel 2025 i mutui hanno oscillato tra il 3,5% di gennaio e il 3,73% di ottobre, rimanendo stabilmente sopra il 3,5% e mostrando persino una risalita nella seconda parte dell’anno. Ancora più evidente l’anomalia sul fronte dei prestiti alle imprese: dal 4,13% di gennaio si è scesi progressivamente fino al 3,38% di settembre, ma a ottobre il tasso è risalito al 3,52%, segnando un’inversione di tendenza proprio mentre il costo del denaro restava stabile ai minimi del ciclo.
Il paradosso
Oggi, dunque, sottolineano i calcoli di Unimpresa, con un tasso Bce al 2%, i mutui risultano più cari rispetto al 2022 (3,73% contro 3,36%) mentre i prestiti alle imprese sono sostanzialmente allineati (3,52% contro 3,55%). Questo accade, sottolineano gli esperti, nonostante nel 2022 la liquidità fosse sensibilmente più costosa. Una dinamica che, secondo Unimpresa, evidenzia una trasmissione incompleta degli impulsi monetari e rappresenta il nodo principale del mercato del credito italiano.
Governo chiamato in causa
"I dati - spiega il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora - confermano una dinamica che non possiamo ignorare: mentre il costo del denaro è tornato ai livelli pre-stretta, i tassi applicati a famiglie e imprese restano sostanzialmente quelli di tre anni fa. È una distanza che pesa sull'economia reale e che rischia di frenare investimenti, consumi e la ripresa già in atto. In questa fase riteniamo indispensabile che il governo eserciti una moral suasion ferma ma costruttiva nei confronti del sistema bancario, affinché gli impulsi della politica monetaria della Bce si traducano davvero in condizioni più favorevoli per chi produce e per chi desidera acquistare una casa".
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