I mutui a tasso fisso svettano, ma il variabile è ai minimi storici

Minima la forbice tra i due tassi

Minima la forbice tra i due tassi

Pubblicato il 9 aprile 2021

Il 2020 rimarrà nella storia. Non solo, purtroppo, per la pandemia da Covid-19 ma anche, spostando l'ottica, per il mercato dei mutui, soprattutto i mutui prima casa, visto che ha regalato agli acquirenti i tassi d'interesse più bassi di sempre.

Cosa è successo? Secondo gli esperti, è successo che le iniezioni di liquidità della Bce, il cosiddetto quantitative easing, lanciato a più riprese per sostenere l’economia ha ridotto ai minimi sia tassi che spread segnando, di fatto, il periodo più fortunato da anni a questa parte per chi abbia deciso di stipulare un mutuo prima casa.

Rate in pareggio

Una situazione anomala, con la forbice tra fisso e variabile stretta a tal punto da rendere la rata del mutuo a tasso fisso alla pari con quella di un mutuo a tasso variabile.

Questo spiega il fatto che, negli ultimi due anni, il 90% delle erogazioni di mutui è stata a tasso fisso: con l'Eurirs che, a tratti, è andato sotto lo zero, sommato allo spread basso, le condizioni dei mutui, soprattutto dei mutui prima casa, sono diventate parecchio allettanti e difficilmente replicabili nel futuro.

Il 2021 porta l'aumento dei tassi

Tutto quanto detto vale fino a fine 2020. Perché il 2021 porta con sé l'aumento dei tassi, almeno sui mercati obbligazionari.

Dunque, risale anche l’Eurirs, il tasso di riferimento dei mutui a tasso fisso, spinto verso l'alto dall’attesa della ripresa dell’inflazione: da gennaio a oggi, l’indice Irs a 20 anni è salito di 41 punti base, l'Irs a 30 anni addirittura di 48 punti base, in pratica quasi lo 0,25% in più.

Un balzo in avanti che, comunque, non scalfisce più di tanto la convenienza del mutuo a tasso fisso, riaprendo, invece, la forbice con il variabile.

Attualmente la differenza tra il tasso fisso e quello variabile si attesta sui 30 punti base: da ottobre 2020 l’Euribor a tre mesi staziona su un -0,5% per cui, se si ottiene un mutuo a tasso fisso all’1,05% (di media) il mutuo a tasso variabile viaggerà intorno allo 0,72%.

Lo scarto, diciamolo subito, nei prossimi mesi è destinato a crescere, con il tasso variabile, ultimamente poco preso in considerazione, destinato a tornare in auge.

Il tasso variabile rimarrà ancora ai minimi

Nonostante le intenzioni di non aumentare i tassi dichiarate a più riprese dalla Bce, in futuro c'è da aspettarsi nuovi rialzi.

Più che dell’Euribor, agganciato al tasso sui depositi, bisogna attendersi un aumento dell’Irs, che si muove liberamente sul mercato sulla base dell'inflazione.

La scelta tra tasso fisso e variabile sarà delegata a variabili differenti: durata dell’ammortamento, prospettive delle disponibilità del mutuatario.

Di certo, i tassi variabili resteranno ancora per un po' ai minimi: quando dovessero risalire, occorrerà ancora tempo per raggiungere valori positivi.

Cosa vuol dire questo? Vuol dire che un mutuo di breve durata potrà giovarsi di un tasso variabile: gli interessi saranno corrisposti nel primo periodo di ammortamento, mentre la quota capitale potrà essere corrisposta in un seguito, all'aumento dei tassi.

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Il profilo dell'autore

Franco Canevesio Franco Canevesio, genovese, è giornalista professionista specializzato in economia e Borsa.

All'inizio negli anni '90 si è occupato di cronaca su La Repubblica lavorando al contempo come giornalista in alcune televisioni libere liguri. A Milano è stato redattore capo di Italia-iNvest.com, primo sito italiano specializzato in economia. Ha lavorato al sito “Lettera finanziaria” di Giuseppe Turani. Sulla carta stampata ha lavorato con Affari & Finanza ed è stato caporedattore di Finanza e Mercati. Attualmente lavora a MF-Milano Finanza.

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