Mutuo approvato, il tasso può cambiare prima del rogito?


La banca ha dato il via libera al mutuo, ma al rogito mancano ancora alcune settimane. Nel frattempo i tassi salgono. Le condizioni prospettate all'inizio restano valide? La risposta dipende da due fattori: a che punto è la pratica e che tipo di tasso si è scelto. Dopo la decisione della BCE del 10 settembre di alzare di 25 punti base i tassi di riferimento, con il tasso sui depositi al 2,50% dal 16 settembre, il tema è tornato di grande attualità. Il mercato dei mutui si stava d'altronde già muovendo prima dell'annuncio della Banca centrale europea: secondo l'ultimo rapporto ABI, ad agosto il tasso medio sulle nuove operazioni per l'acquisto di abitazioni era salito al 3,56%, contro il 3,40% di luglio.
"Approvato" non significa "bloccato"
Nel percorso verso il mutuo si ricevono documenti con un peso molto diverso. Una simulazione online o un preventivo in filiale fotografano le condizioni disponibili in quel momento, ma non equivalgono a un'offerta vincolante. Anche l'approvazione della pratica non garantisce che il tasso indicato inizialmente sia quello definitivo. Un documento importante è il PIES, il Prospetto informativo europeo standardizzato. Riassume in forma uniforme le caratteristiche del finanziamento, tra cui importo, durata, tipo di tasso, TAEG, rata e costi, e permette di confrontare offerte diverse. Nel PIES va inoltre verificato l'eventuale periodo di validità delle condizioni indicate, soprattutto se al rogito manca ancora tempo. Il passaggio decisivo arriva con l'offerta vincolante. Prima della conclusione del contratto il consumatore ha diritto ad almeno sette giorni di riflessione. Durante questo periodo l'offerta è vincolante per la banca e il cliente può accettarla in qualsiasi momento. Se le caratteristiche dell'offerta sono diverse da quelle indicate in un PIES consegnato in precedenza, la banca deve fornire un PIES aggiornato.
Tasso fisso: quando viene fissato?
Nei mutui a tasso fisso il tasso si costruisce di norma su un parametro di mercato a lungo termine, in particolare l'IRS, a cui la banca aggiunge il proprio spread. Il momento in cui viene rilevato quel parametro, e quindi il tasso effettivamente applicato, dipende dalle condizioni della singola banca. Per questo il tasso visto in un preventivo settimane o mesi prima può non essere quello che si ritroverà alla stipula. Alcuni istituti offrono formule per bloccare il tasso per un determinato periodo. In quel caso bisogna sapere fino a quale data vale la garanzia.
Tasso variabile: cosa resta fisso e cosa può cambiare
Per chi sceglie un mutuo a tasso variabile il meccanismo è diverso. Il tasso è composto da un parametro di riferimento, di solito l'Euribor, più uno spread stabilito dalla banca. Lo spread resta quello previsto dal contratto, mentre il parametro cambia nel tempo. L'offerta vincolante fissa quindi lo spread e il meccanismo di calcolo, non il valore dell'indice. Se l'Euribor sale prima della stipula, il tasso di partenza può risultare diverso da quello indicato inizialmente, secondo le modalità di rilevazione previste dal contratto. Questo può accadere anche in presenza di un'offerta vincolante valida. Il PIES deve inoltre mostrare al cliente quali effetti avrebbe sulle rate un aumento del tasso.
Se il rogito slitta
Il rischio concreto si presenta quando la stipula viene rinviata oltre la scadenza dell'offerta o dell'eventuale blocco del tasso. A quel punto la banca può applicare condizioni diverse, aggiornate all'andamento del mercato. Prima di concordare la data del rogito con venditore e notaio conviene quindi chiarire con la banca, meglio per iscritto, quale documento si ha effettivamente in mano: un preventivo, un PIES o un'offerta vincolante. Va chiarito anche fino a quando sono valide le condizioni che contiene. Per chi ha scelto il variabile, è utile sapere quale parametro viene utilizzato e con quali modalità e tempi viene rilevato.
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