Mondo mutui

1 dicembre 2018

Mutuando - Mutui a tasso misto: come funzionano?

Fisso, variabile o....misto?

Come funziona il mutuo a tasso misto? Quando arriva il momento di comprare casa, la fatidica domanda che chiunque si pone è solitamente se convenga di più un prestito a tasso fisso o uno a tasso variabile. Come sempre avviene entrambe le opzioni hanno pro e contro: il primo consente di definire il livello degli interessi per l’intera durata del finanziamento, pagando un tasso leggermente più elevato al momento della sottoscrizione ma potendo beneficiare della sicurezza sul lungo periodo, oltre che dell’inflazione (che riduce il peso reale delle rate); il secondo permette di sfruttare all’inizio congiunture particolarmente favorevoli del mercato, come quella attuale in cui gli indici Euribor, sui quali sono costruiti i tassi variabili, si muovono in territorio negativo da circa tre anni, rimanendo tuttavia esposti su orizzonti di 20 o 30 anni a un repentino rialzo dei tassi.

Esiste però una terza opzione, non sempre nota ai clienti, che è proprio quella del tasso misto. Si tratta di una combinazione delle due opzioni tradizionali. Il mutuatario, cioè, può decidere di partire con un tasso (fisso o variabile) e poi, a determinate scadenze, passare in corso d’opera all’altra tipologia (variabile o fisso).

Oggi come oggi quasi tutti i principali istituti di credito offrono tale possibilità al cliente. Tipicamente si parte con un tasso fisso, che può diventare variabile su scelta del prenditore a scadenze prestabilite nel contratto (1, 2, 5 o 10 anni). La facoltà di “switch” viene riconosciuta a prescindere che il mutuo sia finalizzato ad acquisto, ristrutturazione, liquidità o surroga. Ovviamente può anche succedere il contrario, ossia che il piano di ammortamento parta con un tasso variabile per poi passare a tasso fisso. In quest’ultimo caso il mutuatario si può mettere al riparo da un’impennata dei tassi, un’eventualità che dovrebbe essere sempre tenuta in debita considerazione su orizzonti temporali lunghi.

Il prezzo di tale forma di “assicurazione” risiede di regola nel maggiore spread applicato dalla banca sulla parte variabile, rispetto a quanto avverrebbe stipulando un mutuo a tasso variabile tradizionale. Ferma restando la necessità di valutare caso per caso i profili di convenienza, a fronte di uno spread di “zero virgola” in più è possibile però scongiurare aumenti futuri che potrebbero essere ben più consistenti.

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    Mutuando di Valerio Stroppa

    Marchigiano di nascita, vive e lavora a Milano dal 2006. Giornalista professionista, scrive di diritto, fisco (nazionale e internazionale), e giustizia tributaria per ItaliaOggi. In passato ha collaborato con numerose testate tra cui MF/MilanoFinanza, ClassCnbc, Reteconomy, MySolution Post, Press. È anche moderatore di convegni e tavole rotonde su tematiche relative alle professioni di avvocato e commercialista.