Tre immobili su quattro obsoleti e inefficienti
7 apr 2026 | 2 min di lettura | Pubblicato da Paolo Fiore

Il 75% del patrimonio immobiliare italiano è obsoleto e inefficiente. Lo afferma un rapporto di Fiaip (la Federazione italiana agenti immobiliari professionali), Enea e I-Com. Un problema non solo ambientale, ma anche economico, tanto più se si considera che le normative europee obbligano a portare gli edifici residenziali in classe E entro il 2030 e in classe D entro il 2033.
Il patrimonio immobiliare italiano
Al 2025, le case meno efficienti rappresentano ancora (e di gran lunga) la quota prevalente del patrimonio immobiliare italiano. Gli edifici nelle classi E, F e G costituiscono infatti circa il 61% delle villette a schiera e arrivano fino al 71% nel caso di monolocali e trilocali, con un andamento sostanzialmente stabile rispetto al 2024.
Cambia però la distribuzione delle compravendite per tipologia di immobile: rispetto all’anno precedente, sono aumentate di circa 6 punti percentuali le transazioni relative a bilocali e ville unifamiliari efficientate, mentre sono diminuite leggermente quelle delle tipologie abitative di dimensioni intermedie.
Emergono inoltre differenze significative nella distribuzione delle classi energetiche a seconda delle zone. Nelle aree di estrema periferia, gli immobili compravenduti appartengono prevalentemente alle classi meno performanti (E, F e G) e la quota degli edifici più efficienti (A e B) raggiunge appena il 5%. Nelle zone di pregio, invece, la percentuale di immobili nelle classi energetiche più elevate si avvicina al 50%, confermando come la qualità energetica stia diventando sempre più un fattore di valorizzazione del patrimonio immobiliare.
Incentivi e mutui green
Il mercato sconta oggi quello che il rapporto definisce una “evidente asimmetria”: la domanda mostra una crescente attenzione alla qualità energetica degli immobili, ma oltre il 54% dei venditori non riesce ancora a riconoscere e valorizzare adeguatamente il peso della classe energetica nella determinazione del prezzo o nella preparazione dell’immobile alla vendita.
Questa situazione, continua il report, “è legata anche alla mancanza di misure e incentivi stabili nel tempo. Il credito e i mutui green restano ancora frammentati e poco conosciuti dagli acquirenti, mentre molti istituti bancari dubitano che il mercato delle ristrutturazioni energetiche garantisca un ritorno economico sufficiente, creando spesso un circolo vizioso che rischia di frenare gli investimenti nella riqualificazione energetica”.
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