Case all’asta: il primo trimestre dell’anno inizia con il segno meno


Nel primo trimestre dell’anno si è ridotto non solo il numero delle procedure attive, ma anche il valore degli immobili disponibili per l’acquisto all’asta. A rivelarlo è l’Osservatorio Berry Brick condotto dalla società che ha registrato una contrazione diffusa che ha investito complessivamente tutto il settore anche se in modo diverso lungo la Penisola.
Meno immobili e di minor valore: aumenta la competizione per aggiudicarsi quelli migliori
Tra gennaio e marzo 2026 le procedure passano da 29.355 a 26.090, con una riduzione dell’11,1%. Ancora più marcata la flessione sul piano economico: il valore aggregato delle basi d’asta scende da 5,01 miliardi a 4,11 miliardi di euro, registrando un calo del 18%.
Dall'Osservatorio emergono poi una diminuzione della base d’asta media, passata da 170.800 a 157.647 euro, con una flessione del 7,7%, ma anche una diversa composizione del portafoglio degli immobili arrivati sul mercato giudiziale.
Il segmento residenziale continua a rappresentare il cuore del mercato delle aste immobiliari italiane. Nel primo trimestre 2026 conta 13.619 procedure e concentra il 52,2% del totale nazionale.
Anche questo comparto, tuttavia, evidenzia una fase di arretramento. Le aste residenziali diminuiscono dell’11,2%, mentre la base media perde il 5,3%. Più accentuata la contrazione del valore complessivo delle basi d’asta, che scende del 15,9%. Se da un lato questa tendenza indica la possibilità per i potenziali acquirenti di accedere a immobili con un esborso minore, anche attraverso la richiesta di un mutuo su misura, dall’altro significa minore possibilità di scelta e un maggior numero di potenziali acquirenti per gli immobili migliori.
Lombardia e Sicilia in testa per numero di aste pubblicate
Lombardia e Sicilia guidano la classifica nazionale del settore con numeri molto simili: rispettivamente 3.105 e 3.102 aste pubblicate, pari in entrambi i casi all’11,9% del totale nazionale. Alle loro spalle si colloca il Lazio con 2.344 procedure e una quota del 9% sul totale del settore.
Complessivamente le prime cinque regioni italiane per numero di aste – Lombardia, Sicilia, Lazio, Marche e Campania – raccolgono il 48,2% del totale delle procedure censite dall’Osservatorio.
Le Marche si confermano il mercato più stabile con 2.294 aste e una quota dell’8,8% del mercato nazionale. Le procedure si sono ridotte soltanto del 2,2%, mentre il valore complessivo perde appena il 2,6%.
A riportare invece un calo decisamente superiore alla media nazionale sono Veneto (-26,4%), Toscana (-22,9%), Emilia-Romagna (-22,5%), Umbria (-21,9%) e Campania (-17%).
L’andamento a livello provinciale: Roma conserva il primato nazionale
A livello provinciale si registrano dinamiche territoriali molto differenziate.
Roma conserva il primato nazionale per numero di aste pubblicate con 1.349 procedure e una quota del 5,2% del mercato italiano. Anche qui tuttavia, si registra un calo: le aste diminuiscono del 19,7% rispetto al primo trimestre 2025, mentre il valore complessivo delle basi d’asta si contrae del 10,9%.
Tra gli altri principali mercati Perugia registra 699 aste e una riduzione del 27,8%; Torino conta 689 procedure con un calo più contenuto del 3,4%, mentre Cosenza scende a 668 aste, in diminuzione del 23,5%.
Milano chiude il trimestre con 522 aste contro le 748 dello stesso periodo del 2025, registrando un calo del 30,2%. Il valore complessivo delle basi d’asta si attesta a 104,3 milioni di euro, in diminuzione del 22,7%, mentre la base media cresce del 10,8%. Accanto alle aree in flessione emergono territori in forte crescita come Viterbo (+60,6%), Reggio Calabria (+27%), Potenza (+30,7%) e Taranto (+40,1%).
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