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Rate congelate e tassi agevolati: la reazione dei Paesi europei al caro-mutui

5 dic 2022 | 5 min di lettura | Pubblicato da Paolo Fiore

rate congelate e tassi agevolati la reazione dei paesi europei al caro mutui

Dall'Italia alla Spagna fino alla Grecia

Pubblicato il 5 December 2022

L'inflazione, si dice spesso, è una “tassa occulta”, da pagare anche se non ha scadenza. Ma a differenza di una tassa colpisce due volte. Anzi, tre. L'incremento dei prezzi aumenta il costo della vita, fa perdere valore ai risparmi. E, indirettamente, sta rendendo più complicata la vita di chi ha un mutuo.

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Per contrastare l'inflazione, infatti, le banche centrali sono tornate ad alzare i tassi di riferimento, innescando un domino che ha portato ad avere tassi d'interesse più elevati per i nuovi mutui e rate ben più salate per i titolari di un contratto a tasso variabile. Diversi Paesi europei sono intervenuti o stanno intervenendo nel tentativo di alleggerire il peso degli interessi.

A farlo per primi sono stati i Paesi con una quota particolarmente elevata di mutui a tasso variabile. Secondo dati della European Mortagages Federation riportati dal Financial Times, in Polonia superano il 90%, in Romania sono al 70% e in Portogallo al 60%.

Spagna: obiettivo un milione di famiglie

Il governo spagnolo ha annunciato un pacchetto di misure per ammortizzare l'aumento dei tassi su “oltre un milione di famiglie vulnerabili o a rischio di vulnerabilità”. Per accedere alle agevolazioni conterà il reddito annuo, ma anche il peso del mutuo. Le famiglie più svantaggiate, con un reddito di 25.200 euro e una rata che vale il 50% delle entrate mensili, dovrebbero poter ristrutturare il debito spalmandolo fino a un massimo di sette anni e mantenendo tassi ridotti.

Per fare un esempio, fornito dal ministro dell'Economia spagnolo, la rata di un mutuo da 120.000 euro dovrebbe passare da 534 a 246 euro. Il “congelamento” del mutuo diventa più breve con un tetto più alto (29.400 euro) e con una rata meno incisiva (20 o 30% del reddito mensile). Dovrebbero anche essere rimosse le tariffe per passare dal tasso variabile al tasso fisso.

La norma è ancora in discussione. L'esecutivo sta limando i dettagli e trattando con le banche per renderla operativa dal primo gennaio 2023. Non sarà un obbligo, visto che l'adesione degli istituti sarà volontaria, ma il governo si aspetta un seguito massiccio.

Portogallo: l'equilibrio tra rata ed entrate

Il 24 novembre, il presidente della Repubblica portoghese ha firmato il decreto legge che obbliga le banche a rinegoziare i mutui sulla casa delle famiglie in difficoltà. La conferma è arrivata pochi giorni dopo la diffusione delle ultime stime della Banca centrale portoghese, secondo cui le rate aumenteranno del 33% entro la fine del prossimo anno.

Lo schema è simile a quello spagnolo. La soglia cruciale è la “taxa de esforço”. Cioè, in sostanza, la percentuale di entrate mensili da destinare alla rata del mutuo. Se supera il 36%, le famiglie potranno chiedere una rinegoziazione. Se va oltre il 50%, le banche sono tenute a concederla. Questo ammortizzatore potrà essere applicato ai debiti in essere fino a 300.000 euro. Un tetto che rivela la volontà di mirare alla tutela anche del ceto medio.

Polonia: tassi bassi senza limiti di reddito

La Polonia, altro Paese molto esposto al tasso variabile, ha lanciato lo scorso agosto la possibilità di sospendere i mutui per otto mesi. Il congelamento deve essere distribuito tra il 2022 (fino a quattro mesi) e il 2023 (per un massimo di altri quattro). Si tratta, in sostanza, di un'estensione dei mutui gratuita.

La moratoria darà senza dubbio respiro alle famiglie in difficoltà, ma è stata criticata dalle associazioni bancarie, che di fatto si fanno carico dell'intero peso della misura. Il punto più sensibile riguarda il perimetro della moratoria. A differenza della Spagna, del Portogallo e degli altri Paesi che hanno varato misure simili, non c'è alcun tetto reddituale. Chiunque può chiedere di sospendere la rata, anche famiglie e individui più che benestanti. I paletti sono solo due: si può richiedere il congelamento di un solo contratto per persona e il mutuo deve coprire gli immobili “ad uso proprio”, cioè nei quali si abita.

Ungheria: rate “congelate” per 18 mesi

Il governo ungherese è stato tra i primi a intervenire, già lo scorso gennaio, dando la possibilità di congelare la rata del proprio mutuo in una finestra di sei mesi, poi estesa a 18, cioè fino a giugno 2023. La misura, secondo quanto riporta Reuters, dovrebbe riguardare circa 350.000 prestiti, con un risparmio stimato per le famiglie di 140 miliardi di fiorini, circa 340 milioni di euro.

In Ungheria l'onda inflazionistica sta colpendo con particolare forza. L'aumento dei prezzi, che a ottobre ha superato il 20%, ha costretto la Banca centrale ungherese a una stretta monetaria violenta, con i tassi chiave oltre il 15%.

Grecia: tassi ridotti per i giovani

Il 28 novembre il governo greco ha ufficializzato un piano per sostenere il diritto alla casa. Oltre a sussidi per le ristrutturazione e all'utilizzo di beni pubblici come alloggi, una norma specifica è dedicata alla concessione di mutui a tassi ridotti.

Possono accedere all'agevolazione i cittadini tra i 25 e i 39 anni (circa 10mila, secondo le previsioni). I fondi arrivano per il 75% dallo Stato (con un tasso d'interesse azzerato) e per il resto dalle banche. In sostanza, solo un quarto del mutuo sarà soggetto a interessi di mercato, portando il tasso complessivo a livelli particolarmente bassi.

Romania: un pacchetto anti-inflazione

Alla fine di giugno, il governo rumeno ha approvato una moratoria contro il caro-prestiti. Per accedervi, le famiglie devono dimostrare di aver sopportato un aumento della spesa mensile del 25% rispetto all'anno precedente. La norma fa parte di un più ampio pacchetto anti-inflazione da 1,1 miliardi di euro.

Italia: agevolazioni prorogate

Per quanto riguarda i mutui, la legge di Bilancio - che dovrà essere approvata entro fine dicembre – prevede la conferma, per tutto il 2023, delle agevolazioni per gli under 36 sull'acquisto della prima casa.

Confermato, almeno nel disegno di Legge arrivato alle Camere, anche l'accesso allargato al Fondo Gasparrini, cioè lo strumento a cui possono accedere individui e famiglie in difficoltà con la rata del mutuo prima casa. In origine previsto per i lavoratori in cassa integrazione, con la pandemia il fondo è stato aperto anche a chi abbia perso il lavoro, alle partite Iva che abbiano accusato un calo del fatturato e alle cooperative edilizie. Un perimetro ampio che dovrebbe essere confermato anche nel 2023, grazie a un rifinanziamento di 430 milioni.

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