Doppia rendita catastale, ma nessun aumento di base imponibile

La riforma del catasto segna un primo punto. È stata approvata, dalla camera, con un primo sì, la legge delega di riforma fiscale che all’articolo 6 ridisegna il volto dell’archivio degli immobili in Italia.

Uno dei punti cardine, come scritto nel post di settimana scorsa, è il monitoraggio coordinato dall’Agenzia delle Entrate sull’attività dei comuni in merito al contrasto dell’evasione immobiliare.

Per farlo nella legge delega si prevede che: “strumenti e modelli organizzativi che facilitino la condivisione dei dati e dei documenti, in via telematica, tra l'Agenzia delle Entrate e i competenti uffici dei comuni nonché la loro coerenza ai fini dell’accatastamento delle unità immobiliari”.

Nessun aumento delle imposte

Non solo, si scrive un principio che dovrebbe mettere al riparo da variazioni di criteri di calcolo nella classificazione degli immobili tali da portare a un conseguente aumento delle imposte sugli immobili. Un punto, questo che ha creato molte tensioni all’interno della maggioranza di governo e parlamentare e che ha tardato di mesi il voto sulla legge delega.

La versione votata è frutto di mediazioni e limature. Si prevede dunque che le informazioni rilevate, secondo i principi indicati, non possano essere utilizzate per la determinazione della base imponibile dei tributi la cui applicazione si fonda sulle risultanze catastali e, allo stesso tempo, per la determinazione delle agevolazioni e dei benefici sociali.

Quindi la revisione del catasto non dovrà influenzare anche il calcolo dell’Isee, la dichiarazione di accesso a quasi tutti i bonus e agevolazioni attivi attualmente.

Ma come sarà, strutturalmente, il nuovo catasto?

Accanto all’attuale rendita, che si ricava da una serie di calcoli, parametri e valori mixati a formare la rendita catastale, appunto, per ciascuna unità immobiliare, dovrà essere indicata una ulteriore rendita, risultante dalla base dei dati in disponibilità dell’Agenzia delle Entrate e che sia il frutto di un periodico aggiornamento determinato utilizzando dei criteri ad hoc.

Si dovrà, poi, guardare all’articolazione del territorio comunale in ambiti territoriali omogenei di riferimento; alla rideterminazione delle destinazioni d'uso catastali, distinguendole in ordinarie e speciali; all’adozione di unità di consistenza per gli immobili di tipo ordinario; a prevedere nella consultazione catastale l’accesso alla banca dati OMI; a prevedere, per le unità immobiliari riconosciute di interesse storico o artistico, adeguate riduzioni del reddito delle unità immobiliari urbane, che tengano conto dei particolari e più gravosi oneri di manutenzione e conservazione nonché del complesso dei vincoli legislativi alla destinazione, all'utilizzo, alla circolazione giuridica e al restauro di tali immobili.

Da questo ridisegno complessivo si dovrà tenere conto per prevedere una quota di eventuale maggiore gettito derivante dall’attività di accertamento che dovrà essere destinata alla riduzione dell’imposizione dei tributi sugli immobili.

Tutto questo però non avrà delle attuazioni di tempi rapidi. Una volta approvata definitivamente la legge, si prevede agosto, il governo avrà due anni di tempo per scrivere quelli che si chiamano decreti delegati, strumenti tecnici operativi di attuazione dei principi quadro.

28 giugno 2022 di

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