Il nuovo interessa, ma i prezzi salati rallentano il mercato
21 gen 2026 | 2 min di lettura | Pubblicato da Paolo Fiore

Le case di nuova costruzione continuano a destare interesse. Gli italiani (e i costruttori) devono però fare i conti con i prezzi alti, in crescita soprattutto nelle grandi città. È la fotografia del mercato nei primi sei mesi del 2025, scattata dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa.
Perché scegliere un immobile nuovo?
L’interesse per le nuove costruzioni è aumentato dopo la pandemia. Per almeno due ragioni. Il periodo di isolamento forzato ha fatto emergere o evidenziato nuovi bisogni dell’abitare. Elementi come spazi più ariosi e balconi sono diventati un must.
C’è poi, ancora più importante, l’impatto delle normative. La direttiva “Case Green”, che obbliga ad avere abitazioni di classe energetica medio-alta, sostiene il nuovo perché già adeguato alle regole europee. Acquistare usato può essere senza dubbio più conveniente nell’immediato, con prezzi e – di conseguenza – rate del mutuo più bassi. Ma nel giro di pochi anni l’immobile potrebbe richiedere interventi di adeguamento costosi, erodendo il risparmio iniziale. Senza dimenticare le spese energetiche che una scarsa efficienza comporta.
Il peso dei prezzi
Il nuovo ha quindi indubbi vantaggi. Il problema è il prezzo. Secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate, relativi al primo semestre del 2025, le compravendite di nuove costruzioni sono diminuite del 4%.
Il mercato è, infatti, influenzato dalle incertezze geopolitiche e dalle guerre in corso che continuano a incidere sulla logistica e, in parte, sui costi delle materie prime. Nonostante il calo degli ultimi mesi, i prezzi restano ancora molto oltre i livelli pre-pandemia. Con due conseguenze: il prezzo ostacola i potenziali acquirenti e, in alcuni casi, rallenta l’attività dei cantieri, perché i costruttori temono che possa non essere assorbito dal mercato.
Aumenti nelle grandi città
Nelle grandi città, è un problema relativo. C’è più domanda e una disponibilità di risorse economiche maggiore. I prezzi continuano quindi ad aumentare, con una crescita del 2,3%, un tasso tra i più elevati dopo la pandemia. Si mettono in evidenza, in modo particolare, Bari (+5,3%) e Torino (+3,7%). Nei capoluoghi di provincia, così come nell’hinterland delle grandi città, l’aumento è più contenuto, pari all’1,4%.
Allargando la prospettiva, tra pro e contro, prezzi dell’usato e del nuovo sono andati a braccetto. Negli ultimi 10 anni, i primi si sono rivalutati dell’11,7%, i secondi dell’11,9%.
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