Affitti brevi, la trappola per statali e partite Iva
12 mar 2026 | 2 min di lettura | Pubblicato da Paolo Fiore

Le nuove regole sugli affitti brevi rischiano di “incastrare”, secondo le stime de Il Sole 24 Ore, oltre 3 milioni di italiani. Si tratta di dipendenti pubblici e partite Iva che, da un giorno all’altro, si sono ritrovati a fare i conti con limiti più stringenti.
Il nuovo limite agli appartamenti
La nuova disciplina riduce da 4 a 2 il numero di appartamenti oltre il quale gli affitti si configurano come attività d’impresa. In sostanza, oltre i 2 immobili, il proprietario non può più ricorrere alla cedolare secca o alla tassazione ordinaria sui redditi fondiari ma viene assimilato a un operatore economico. Deve quindi aprire una partita Iva, tenere una contabilità e rispondere agli obblighi tipici delle aziende.
L’obiettivo della norma è chiaro: far emergere le imprese che, nascondendosi dietro gli affitti brevi, erano in tutto e per tutto strutture ricettive diffuse, riducendo il gettito fiscale e facendo concorrenza sleale agli hotel. Si è però innescato un effetto collaterale.
Dipendenti pubblici e professionisti
Il problema riguarda chi gestiva più di 2 appartamenti, obbligato ad aprire una partita Iva per continuare a farlo. Peccato che l’attività d’impresa sia incompatibile con alcuni status lavorativi. È il caso dei dipendenti pubblici a tempo pieno. Il loro contratto consente solo attività occasionali (come gli affitti con cedolare secca, ad esempio) ma non commerciali in pianta stabile.
Il cambiamento tocca, quindi, anche famiglie che utilizzano gli affitti brevi per arrotondare o per pagare un mutuo. Discorso simile per alcuni liberi professionisti, che esercitano con partita Iva e aderiscono a un ordine, come avvocati o giornalisti.
E adesso cosa si fa?
Per evitare sanzioni, le opzioni non sono molte: rimanere nel limite dei 2 immobili, convertire l’affitto di quelli in eccesso in locazione di lungo periodo oppure lasciare il lavoro da dipendente pubblico o da professionista soggetto a un ordine per dedicarsi alla gestione dei propri appartamenti.
C’è poi un’ulteriore via: visto che la legge è nuova, non ci sono ancora interpretazioni giuridiche solide. Non si esclude quindi la possibilità di aprire un contenzioso, per verificare la legittimità di una norma che - di fatto - introduce distinzioni basate sullo status lavorativo.
Offerte di mutuo confrontate
Calcola un preventivo e scegli il mutuo più adatto a te tra le alternative proposte dalle banche partner di Mutui.it!
MUTUO PRIMA CASA
Confronta i mutui per la prima casa.
SURROGA MUTUO
Abbassa la rata del mutuo.
News dal mondo mutui












Guide ai mutui







