A che età i figli lasciano casa? Italiani tra i mammoni d’Europa

Gli italiani sono tra gli europei che lasciano la casa di famiglia più tardi. Nel 2025, l’età media in cui ragazzi e ragazze dell’Ue si “mettono in proprio” è di 26,3 anni. Il dato è in leggero aumento rispetto ai 26,2 anni del 2024, ma conferma grossomodo stabile, visto che è attorno ai 26 anni da quasi un quarto di secolo.
Indipendenti e mammoni
I Paesi dove i giovani lasciano la casa dei genitori più tardi sono la Croazia (31,5 anni), la Grecia e la Slovacchia (entrambe 30,9), preceduti – di poco – da Spagna e Italia (entrambe 30,2). A salutare mamma e papà in fretta sono invece i giovani di Finlandia (21,4 anni), Danimarca (21,8), Estonia e Lituania (entrambe 22,7). Piuttosto precoci anche quelli di Paesi Bassi (poco più di 23 anni), Francia e Germania (attorno ai 24 anni).
A un primo sguardo, l’Eurostat conferma il luogo comune dei Paesi mediterranei mammoni e di quelli nordici più indipendenti. Contano, senza dubbio, ragioni culturali. Ma lo stesso articolo dell’ufficio statistico mette in parallelo l’addio al focolare con un altro dato: il tasso di occupazione. E qui la realtà diventa un po’ più sfaccettata.
Il peso dell’occupazione
Nel 2025, il tasso di occupazione nell'Unione europea tra i giovani tra i 20 e i 29 anni è stato del 65,5%. Eurostat nota però che “nella maggior parte dei Paesi dove l'età in cui i giovani lasciano la casa dei genitori è inferiore, il tasso di occupazione è superiore alla media Ue”. In parole semplici: esce da casa prima chi ha un lavoro e ha quindi più probabilità di poter sostenere un affitto o – a tendere - la rata di un mutuo.
Nei Paesi Bassi, il tasso di occupazione tra i 20 e i 29 anni supera l’80% e in quasi tutti quelli caratterizzati da un’uscita precoce è oltre il 70%. Con l’eccezione della Finlandia, dove comunque supera il 65%.
I Paesi dove i ragazzi e le ragazze lasciano la casa a ridosso o oltre i trent’anni, invece, sono accomunati proprio da un tasso di occupazione tra i 20 e i 29 anni molto basso. E l’Italia si trova proprio in fondo alla classifica, con il 47,6% di occupati. Solo la Bosnia Erzegovina fa peggio (46,5%), mentre la media Ue (65,5%) è lontana.
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