Perché le banche non danno mutui

Non mancano le notizie sul fronte dei mutui. L’articolo 28 del decreto sulle liberalizzazioni - per rendere più competitivi i servizi bancari ed annullare ogni tipo di pratica penalizzante - ha imposto agli istituti di credito di presentare ai clienti i preventivi di almeno 2 diverse compagnie assicurative nel caso in cui ci sia la sottoscrizione di una polizza abbinata al prestito di casa.

In altre parole, visto che le banche obbligano a sottoscrivere un’assicurazione vita al momento della stipula del mutuo - un business da 2,5 miliardi di euro annui - ora dovranno almeno consentire al cliente di scegliere tra diversi prodotti. Anche se è scontato prevedere che nella pratica ogni banca sponsorizzerà la polizza della compagnia del proprio gruppo, probabilmente affiancandola a un prodotto presente sul mercato ma molto più costoso.

Meglio, quindi, ricordare che per legge la polizza vita è fideiussoria; l’unica obbligatoria è quella contro lo scoppio e l’incendio. Anche se poi entrati in banca e seduti davanti al consulente si scopre che gli istituti condizionano il via libera al mutuo alla sottoscrizione della polizza, magari in cambio di uno sconto sullo spread. Tanto che il direttore generale dell’Associazione bancaria italiana, Giovanni Sabatini - ha dichiarato che “le polizze legate ai mutui sono una garanzia per il cliente che, infatti, le apprezza”. Insomma: do ut des.

Bei tempi potrebbero, comunque, dire gli aspiranti mutuatari che invece continuano a sentirsi rispondere un sonoro no alla richiesta di un mutuo. Il nuovo anno, infatti, non ha spazzato via la crisi del sistema finanziario con la liquidità che continua a scarseggiare. Il motivo? Il costo con cui le banche si scambiano denaro tra di loro resta molto alto e questo nonostante la Banca centrale europea continui a immettere sul mercato massicce dosi di liquidità o partecipi alle aste dei titoli di stato dei Paesi Ue in difficoltà magari per frenare la corsa dello spread e del tasso di interesse che lo Stato andrà a pagare alla scadenza dei titoli acquistati dagli investitori.

Tanto che lo scorso 21 dicembre l’istituto di Francoforte ha inondato gli istituti bancari con quasi 500 miliardi di euro al tasso dell’1% per abbassare il costo della raccolta di denaro e riaprire il rubinetto del credito a famiglie e imprese. 116 miliardi di euro è l’importo richiesto dalle banche italiane che, tuttavia, lo hanno utilizzato solo per comprare titoli di Stato e per depositarlo proprio presso la Bce in cambio di un tasso di interesse dello 0,25%.

Pochino ma sicuramente una percentuale garantita rispetto all’incognita che offre il mercato. E sicuramente quella delle banche è stata una mossa azzeccata per la stabilità del sistema visto che, dopo aver sfondato il muro del 7% (la soglia di interesse che molti economisti definiscono il limite oltre il quale c’è solo il default), in questi giorni lo spread sui Btp italiani viaggia intorno a 410 punti base, mentre il rendimento dei decennali è al 6,05%.

Una situazione, questa che sta scuotendo da mesi non solo l’economia del vecchio Continente ma anche la vita reale degli italiani, che resta comunque molto complicata. Le banche, infatti, alla stregua degli investitori privati temono per i propri profitti decidendo così di chiudersi a riccio per evitare che le loro sofferenze aumentino. Si tratta, cioè, dei prestiti erogati e la cui riscossione non è certa. È il caso, ad esempio, di un mutuo concesso a una famiglia che poi, magari per la perdita del lavoro, non è più in grado di restituire. Insomma le banche agiscono esattamente come chi si ritrova in bolletta e decide di restare a casa per non farsi tentare dalle spese superflue.

Un quadro disarmante che ha fatto scattare un campanello d’allarme: la Banca d’Italia nel suo ultimo Bollettino ha segnalato il peggioramento del rischio dell’aumento dei crediti in sofferenza, mentre nel rapporto dell’Abi di gennaio si legge che le sofferenze lorde lo scorso novembre hanno toccato i 104,4 miliardi dai 102,7 di ottobre, mentre quelle nette sono salite a 56,9 da 56,7 miliardi di settembre.

Un bruttissimo circolo vizioso in cui dominano paura e incertezza e in cui gli istituti bancari continueranno ad adottare ogni soluzione per difendersi dai pericoli del mercato e dalla possibilità di perdere denaro.

27 gennaio 2012 di

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