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Mutui e separazioni: chi paga le rate residue?

A chi tocca, dopo il divorzio, l'onere delle rate?

13 agosto 2018

Cosa succede al mutuo quando la coppia “scoppia”? La questione non riguarda solo il caso in cui i coniugi sono uniti da matrimonio, ma a seguito della legge Cirinnà (legge n. 76/2016) interessa anche le unioni civili tra persone dello stesso sesso e le convivenze di fatto. Naturalmente non esiste una regola standard per la risoluzione della crisi, anche dal punto di vista degli aspetti economici. Per delineare il destino del mutuo, tipicamente acceso per l’acquisto dell’abitazione familiare, è necessario valutare caso per caso diversi elementi, quali per esempio la cointestazione o meno del finanziamento, l'eventuale comproprietà dell’immobile, la presenza di figli, l’esistenza di garanti, etc..

Vi sono però alcune certezze. Una è quella che il contratto di mutuo è indipendente e autonomo rispetto alle vicende sentimentali del mutuatari. Pertanto, la banca manterrà sempre il diritto di vedersi rimborsato il finanziamento erogato da parte dei soggetti che hanno sottoscritto il prestito. Per i principi di affidamento e di certezza del diritto, i coniugi, come peraltro nemmeno il giudice potrebbe fare, non possono modificare le condizioni stipulate nell’atto di mutuo. In caso di inadempimento, perciò, l’istituto di credito potrà attivare le ordinarie procedure di aggressione patrimoniale dei debitori, che conducono in ultima istanza alla vendita all’asta dell’immobile gravato di ipoteca.

La normativa del codice civile, come declinata e interpretata nel corso degli anni dalla giurisprudenza, offre però diverse alternative a disposizione dei “separandi”. Ovviamente se la fine della relazione è decisa di comune accordo anche le conseguenti scelte dovrebbero essere più semplici. Con la separazione consensuale i coniugi possono mettersi d’accordo circa la soluzione da adottare: il mutuo può continuare a restare cointestato, senza quindi necessità di alcuna modifica. Ciò può impattare sulla determinazione dell’assegno di mantenimento a favore della parte economicamente più debole (si pensi a caso del marito che prosegue a pagare il mutuo con la ex moglie, la quale continua a risiedere nella casa coniugale insieme ai figli). Oppure uno dei due può accollarsi la quota dell’ex partner, acquistando al contempo la piena proprietà dell’immobile. È opportuno precisare tuttavia che il passaggio da due mutuatari a uno solo prevede comunque la modifica del contratto in essere con la banca, che dovrà quindi dare il proprio consenso alla variazione (richiedendo opportune garanzie, dato che da quel momento in poi non potrà più rivalersi sulla parte che esce dal finanziamento). È possibile anche trovare un’intesa sulla restituzione delle rate già versate dal coniuge uscente. Un’ulteriore opzione a disposizione dei “quasi ex” è infine quella di vendere l’immobile e utilizzare il ricavato, in proporzione alle quote di proprietà, per estinguere anticipatamente il mutuo.

Quali che siano le volontà, l’elemento determinante è il consenso tra i due soggetti: a fronte di ciò, il giudice non dovrà far altro che omologare l’accordo di separazione, se non intravede misure che ritiene contrarie all’interesse degli eventuali figli (e sempre che la banca non si opponga all’accollo, perché magari non ritiene solvibile la parte che rimane come unica intestataria).

Ben diversa la situazione che si verifica quando l’accordo sulla fine della relazione manca, in tutto o in parte, ed è necessario rivolgersi al tribunale per avviare la causa di separazione giudiziale. Qui è il giudice che deve decidere le sorti della coppia, anche sotto il profilo economico, individuando pure l’eventuale responsabilità della parte a cui è imputabile la fine della relazione (separazione con addebito). La presenza di figli minorenni incide notevolmente sulle determinazioni, dal momento che il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto del loro interesse. Così come sono decisive la situazione reddituale e patrimoniale dei due soggetti, le spese fisse e le prospettive lavorative: alla luce di tutte le circostanze, il giudice può imporre il pagamento dell’assegno di mantenimento a favore del coniuge cui non sia addebitabile la separazione, qualora egli non abbia adeguati redditi propri. In tale ottica, continuare a pagare le rate del mutuo gravante sulla casa familiare può costituire una forma di corresponsione degli importi stabiliti, riducendo quindi la somma materialmente dovuta all’ex. 

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Commenti

  • Purtroppo con il mio compagno ci stiamo separando. Lui si terrà la casa che abbiamo comprato a metà nel 2014 e si accollerà anche la mia metà di mutuo. La banca ha negato l'operazione e vuole che io rimanga come garante. Può farlo?
    scritto da Chiara il 03/01/2019
  • Gentile Chiara, come evidenziato nell'articolo, il passaggio da due mutuatari a uno prevede necessariamente il consenso della banca, trattandosi di un contratto di diritto privato sul quale nemmeno la pronuncia del giudice può intervenire senza il consenso delle parti. Solitamente le banche cercano di tutelarsi il più possibile contro l’ipotesi del mancato rimborso del prestito. Pertanto, qualora l’istituto non ritenesse sufficienti le garanzie fornite dal suo ex compagno, può richiedere che lei rimanga come garante. In alternativa la banca può concedere l’assenso all'accollo, ma con carattere cumulativo (ossia l’accollato resta obbligato in solido) e non liberatorio.
    scritto da Valerio Stroppa il 10/01/2019
  • Io e mio marito ci stiamo separando. Io sono rimasta nella casa di cui paghiamo il mutuo con i figli e lui abita nella casa di proprietà con la madre. Al momento mi passa ogni mese metà rata, ma lui preferirebbe vendere. Io no. Può rifiutarsi di contribuire al pagamento del mutuo? Grazie
    scritto da Elisa il 18/09/2019
  • Separazione e divorzio non modificano a monte le vicende legate al contratto di mutuo; spesso è nell'accordo di separazione che il giudice stabilisce come devono essere ripartiti gli oneri. Dal quesito, cara Elisa, posso immaginare che siate rimasti d’accordo di condividere le spese del mutuo di quella che è la casa familiare. Se non si dovessero pagare le rate, la banca potrebbe procedere come per qualunque debito insoluto e quindi arrivare in ultima istanza al pignoramento e alla vendita dell’immobile. Se il marito ha cambiato idea sulla sostenibilità della rata e delle vicende legate alla casa familiare, il terreno sul quale confrontarsi è nuovamente di fronte al giudice per una ridiscussione e rideterminazione degli accordi di separazione.
    scritto da Cristina Bartelli il 24/09/2019
  • Buongiorno, sono in fase di separazione giudiziale da mia moglie. La moglie ha lasciato nel marzo 2017 la casa coniugale ed è andata a vivere in un altro paese, probabilmente con un altro uomo. Il giudice durante la fase preliminare, dopo aver interpellato i figli, ha affidato a me di stare nella casa coniugale con i nostri due figli che sono maggiorenni (20 e 23 anni). La casa è intestata ad entrambi in regime di comunione dei beni e abbiamo ancora 5 anni e mezzo di residuo mutuo da pagare. La rata mensile è di circa 540 euro. L'ex moglie non paga la sua quota di mutuo da più di 3 anni (38 mesi per l'esattezza), in quanto 7 mesi prima di andarsene da casa aveva aperto un nuovo conto corrente a mia insaputa con un'altra banca e versava il suo stipendio direttamente su quel nuovo conto intestato solo a lei. Quindi dal settembre 2016 le rate del mutuo gravano interamente su di me. Siccome da circa 2 mesi i miei due figli hanno incrementato il loro stipendio e percepiscono rispettivamente €1.000 e €1.250, la moglie ha chiesto la revoca dell'assegnazione della casa al giudice. Ora il giudice si pronuncerà in merito, ma sicuramente se mi verrà revocata l'assegnazione mia moglie avrà titolo per chiedermi una quota per l'occupazione del suolo senza titolo. Ora in attesa dello scioglimento della riserva da parte del giudice, quali possibilità ho io per fare fronte al mancato pagamento delle rate del mutuo dal parte di mia moglie? 1) Ho facoltà di chiedere al giudice di scrivere nell'atto di separazione una clausola che dice che in una eventuale vendita dell'immobile la somma degli importi non versati da mia ex-moglie relativi al mutuo ed alle spese straordinarie gravanti sull'immobile venga detratto dalla sua spettanza del 50%? 2) Nell'ipotesi di poter acquistare la sua quota di proprietà diventando io l'unico proprietario e chiaramente detraendo l'ammontare non versato (mutuo + spese straordinarie) da parte di mia moglie, può il giudice imporle o forzarla ad accettare una tale ipotesi ? 3) Nell'ipotesi che io voglia mettere in vendita l'immobile, chiaramente sempre detraendo l'ammontare non versato (mutuo + spese straordinarie) da parte di mia moglie, può il giudice imporle o forzarla ad accettare una tale ipotesi anche in suo disaccordo? 4) Quali altre soluzioni ci sono per fare in modo che tutti questi soldi che sto versando per lei non vadano persi? Grazie per un sua cortese risposta.
    scritto da Glauco il 14/11/2019
  • Ho un mutuo cointestato; posso ottenere un mutuo per riscattare dal coniuge la sua quota di casa? Grazie.
    scritto da MASSIMO il 19/11/2019
  • Le ipotesi che ha illustrato mi pare tocchino effettivamente le soluzioni che le si possono presentare e implicitamente anche lei ha fornito risposta. Sarà il giudice a stabilire nella decisione ciò che egli stesso ritiene più soddisfacente per la vostra situazione. Lei manifesti le opzioni e la strada che ritiene più agevole con reciproca soddisfazione di tutti, magari confrontandosi con un legale di sua fiducia data la complessità della situazione; senz'altro, facendo presente il mancato pagamento delle rate, il giudice ne terrà conto nello scomputo dei ristorni tra voi. Buona fortuna.
    scritto da Cristina Bartelli il 27/11/2019
  • La scelta spetta alla banca; in linea teorica potrebbe riconoscerlo, ma non per tutto l’importo. In generale riconosce fino all’80% del valore, ma potrebbero esserci istituti che concedono fino al 100%; per questo dovrebbe consultare un po’ di offerte o fare delle simulazioni sulla pagina di Mutui.it.
    scritto da Cristina Bartelli il 27/11/2019
  • Salve, io e mio marito ci stiamo separando. La casa è di mia proprietà, ma il mutuo è cointestato. Mio marito pretende che, una volta estinto il mutuo, se io volessi vendere la casa, lui vorrebbe metà del ricavato. Può farlo?
    scritto da Di Cagno Emanuella il 25/05/2020
  • Gli accordi di separazione dovranno avere il via libera da parte del giudice e si dovrebbe cercare di trovare un accordo tra le parti. Potreste trovare la soluzione in cui lei subentri anche al pagamento delle rate del mutuo; se così non fosse e suo marito continuerà a pagare e versare le rate del mutuo, quelle potrebbero essere scomputate dalla voce dell’assegno di mantenimento deciso dal giudice. In caso di vendita è lecito che suo marito chieda di essere ristorato dei soldi spesi per il pagamento del mutuo.
    scritto da Cristina Bartelli il 10/06/2020
  • Salve, mi sto separando dalla mia compagna; la casa è intestata a lei, mentre il mutuo è cointestato. Da quando abbiamo acceso il mutuo nel 2012, le rate le ho sempre pagate io dal mio conto cointestato dove però veniva erogato solo il mio stipendio; lei sosteneva il costo delle bollette e delle spese di casa e dei figli. Cosa mi aspetta legalmente ora che mi ha sbattuto fuori di casa? Grazie.
    scritto da Fabio il 25/10/2020
  • Caro Fabio, se non riuscite a trovare un accordo pacifico, se il mutuo è cointestato e anche il conto, lei è tenuto a continuare a pagare; potrebbe rivolgersi a un legale per rifare il calcolo degli apporti sul conto di quanto versava lei e di quanto versava sua moglie. Al momento le direi che dovreste ridefinire gli accordi proponendo a sua moglie l’accollo della sua quota di mutuo, tutte procedure per cui comunque c’è da fare iter dal notaio e spese per gli atti.
    scritto da Cristina Bartelli il 04/11/2020
  • Buonasera, io e il mio compagno ci stiamo separando (non abbiamo figli e non siamo sposati). Abbiamo il mutuo cointestato e lui rileva la mia parte perché la casa la tiene lui. Quanti soldi mi deve dare per la mia uscita? Che conteggi devo fare per capire se mi deve dare qualcosa? Grazie.
    scritto da Francesca il 25/12/2020
  • Buonasera, mi sono separata da mio marito e il mutuo è cointestato. Lui si rifiuta di pagare la sua quota nonostante sia stato stabilito dalla consensuale ed io pago la mia quota e vivo con due figli minori nella casa familiare. Come posso tutelarmi? Grazie.
    scritto da Tiziana il 03/01/2021
  • Cara Francesca, si farà un calcolo sulla base delle rate versate e di eventuali interessi maturati.
    scritto da Cristina Bartelli il 06/01/2021
  • Purtroppo, cara Tiziana, in caso di disaccordo nel pagamento delle rate dovrà far presente la situazione al giudice per una rivalutazione della posizione e procedere anche con un decreto ingiuntivo per il recupero delle rate non pagate.
    scritto da Cristina Bartelli il 12/01/2021

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Il profilo dell'autore

Mutuando di Valerio Stroppa

Marchigiano di nascita, vive e lavora a Milano dal 2006. Giornalista professionista, scrive di diritto, fisco (nazionale e internazionale), e giustizia tributaria per ItaliaOggi. In passato ha collaborato con numerose testate tra cui MF/MilanoFinanza, ClassCnbc, Reteconomy, MySolution Post, Press. È anche moderatore di convegni e tavole rotonde su tematiche relative alle professioni di avvocato e commercialista.

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