Eurirs e tasso fisso

Toccato il fondo, si può solo risalire. Pare essere la morale del tasso Eurirs, che, dopo essere sceso ai minimi (in concomitanza con l’andamento dell’Euribor) intorno a metà aprile, è ora risalito di oltre 50 punti base. Movimento, questo, legato all’aumento di vendite di titoli di Stato europei, i cui acquisti si erano invece impennati con la notizia del Quantitative Easing deciso dalla Bce per rilanciare l’economia reale del Vecchio Continente.

Ora, evidentemente, gli investitori hanno deciso di realizzare i propri guadagni, scatenando un’ondata di vendite che hanno fatto calare i prezzi facendo risalire i tassi. Cosa che si è riflessa sull’Eurirs, in particolare quello a 20 anni – i tassi interbancari a lunga scadenza sono quelli su cui vengono indicizzati i mutui a tasso fisso – che, dai minimi al di sotto dello 0,7% toccati un mese fa, ora è praticamente raddoppiato. Come anche l’IRS a 10 anni, passato da meno dello 0,5% all’1% circa.

A pagarne le conseguenze saranno coloro che avevano scelto, nelle  scorse settimane, di stipulare un nuovo mutuo a tasso fisso pensando che la bonaccia durasse almeno fino alla data dell’effettiva stipula del contratto di mutuo (passa sempre un certo lasso di tempo, evidentemente, tra la richiesta e la stipula del finanziamento). Meno dovrebbero soffrire coloro che hanno scelto un mutuo a tasso variabile, benché Irs ed Euribor a grandi linee seguano l’uno l’andamento dell’altro. L’Euribor a tre mesi, su cui vengono strutturati questo tipo di mutui, infatti, dovrebbe comunque restare intorno allo zero ancora per qualche anno; ma è comunque probabile che, nel corso dei prossimi decenni, anche l’Euribor, attualmente ai minimi, non potrà che risalire. Senza contare che potrebbero tornare a salire anche gli spread applicati dalle banche, rendendo comunque più costoso, nei prossimi anni, richiedere un finanziamento per acquistare una casa.

Al momento, comunque, la domanda di mutui sembra essere cresciuta, così come l’importo medio erogato. L’Osservatorio sui mutui di Mutui.it e di Facile.it ha messo in evidenza che, nel semestre tra ottobre 2014 e aprile 2015, l’importo medio concesso dalle banche è stato di circa 120 mila euro, ovvero il 5,4% in più del semestre precedente e il 12,5% in più rispetto alla rilevazione di 12 mesi prima. L’importo richiesto, invece, in quel semestre è stata di 126 mila euro, ovvero solo il4% in più rispetto all’importo medio ottenuto; nel semestre precedente il divario era invece dell’11%. Rispetto al valore dell’immobile da acquistare, invece, le somme richieste arrivano al 55%, mentre quelle effettivamente ottenute giungono al 52% (contro il 49% della rilevazione precedente).

I dati trovano riscontro in quanto rilevato da Crif, che nel periodico Barometrosottolinea un aumento del 71,9% nelle richieste di mutui da parte delle famiglie italiane (per un importo medio richiesto di 121.911 euro, in calo rispetto ai 124.812 euro di un anno fa); parametro che torna, così, al livello di 5 anni fa, prima del crollo registrato nel 2011. Tra i nuovi mutui, solo il 18% sono surroghe o sostituzioni; a testimoniare, secondo il documento, che la ripresa della domanda non è, ormai, solo trainata da tali forme di contratto, ma si avvia a diventare reale, anche se i livelli pre-2011 sono ancora lontani.

Anche Abi riscontra, nei primi tre mesi del 2015, un aumento del 50,4% annuo nelle erogazioni di mutui per l’acquisto di immobili. Il tasso medio sulle nuove operazioni, secondo il bollettino, si è attestato al 2,64% (contro il precedente 2,69), toccando il minimo da settembre 2007.

20 maggio 2015 di

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