Cattivi pagatori: che fare?

C’è la crisi, e le difficoltà ad essere sempre in regola con i pagamenti possono aumentare. Ritardi nel saldo delle rate di un mutuo, o addirittura il salto del pagamento, sono cose che al giorno d’oggi possono capitare, se si considera che la certezza dello stipendio è ormai una condizione da privilegiati. In condizioni di particolare difficoltà il Fondo di Solidarietà da 40 milioni di euro stanziati nel 2013 istituito dal Governo in virtù di una legge del 2007 agevola alcune categorie a chiedere una sospensione delle rate del mutuo per un massimo di 18 mesi. Possono chiedere tale sospensione, però, soltanto giovani coppie, famiglie monogenitoriali, famiglie con disabili o molto numerose, famiglie in cui il lavoro è precario. L’indicatore Isee, inoltre, non deve essere superiore ai 30 mila euro, e i mutui  - rigorosamente sulla prima casa – devono essere di importo non superiore a 250 mila euro, in ammortamento da almeno un anno.

Purtroppo, se non ci si trova in uno di questi casi particolari e si tarda a pagare le rate del mutuo, la banca presso cui l’abbiamo acceso può segnalarci come cattivo pagatore presso una centrale dei rischi, ad esempio il Crif, che detiene i dati sui rischi finanziari. Questo significa che nessun’altra banca ci concederà un nuovo mutuo, a meno che prima non abbiamo estinto quello precedente, e che in generale il nostro credito presso le banche viene intaccato, peggiorando la già grande difficoltà ad ottenere nuovi finanziamenti in generale.

Che fare se si viene segnalati come cattivi pagatori? Innanzitutto si deve tenere conto che la banca non può iscrivere una persona al registro dei “cattivi pagatori” senza darle un preavviso, poiché questo viola la deontologia degli intermediari finanziari in quanto può creare gravi danni, anche psicologici, a chi si ritrovi respinto da tutte le banche senza saperne la ragione. In questo caso si potrebbe anche fare ricorso per chiedere la cancellazione della segnalazione. In tutti gli altri casi, però, una volta avvenuta la segnalazione come cattivo pagatore purtroppo non se ne può chiedere la cancellazione, la quale comunque, di norma, dovrebbe essere avvenire automaticamente una volta scaduti i termini della conservazione delle informazioni personali nel database (EURISC ,nel caso di Crif). La scadenza della segnalazione avviene con modi stabiliti a seconda del caso e tempi che variano da 1 a 36 mesi. Tendenzialmente la casistica è la seguente:  per richieste di finanziamento in fase di istruttoria: 6 mesi; per richieste di finanziamento rifiutate: 1 mese; per ritardi nel pagamento di massimo due rate inferiori ai due mesi: 12 mesi dalla regolarizzazione; per ritardi di oltre due mesi o più di due rate: 24 mesi dalla regolarizzazione; morosità gravi: 36 mesi dalla data di fine del rapporto.

Il condizionale, in questi casi, è d’obbligo. Può infatti capitare che la cancellazione dei dati, che dovrebbe essere automatica, in realtà non avvenga, e che i dati personali restino ancora associati ad una situazione ormai superata. Se quindi ci si viene a trovare in un caso del genere, è sempre bene controllare che la segnalazione sia effettivamente scaduta. Se così non è, è meglio identificare la banca dati che detiene i nostri dati personali (tale informazione si dovrebbe ritrovare nella documentazione fornita dalla banca) e chiedere la cancellazione dei dati che ci riguardano, attraverso i moduli forniti dalle banche dati stesse o rivolgendoci alle associazioni dei consumatori.

20 marzo 2014 di

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