Mutuo e separazione, cosa succede alla casa e al finanziamento
3 feb 2026 | 3 min di lettura | Pubblicato da Cecilia Pierami

La fine di una relazione raramente porta con sé solo aspetti emotivi, ma spesso anche complesse questioni finanziarie e patrimoniali. Tra queste sicuramente la gestione della casa familiare e del relativo mutuo rappresentano uno dei nodi più delicati per le coppie che si separano.
Mutuo cointestato, gli obblighi verso la banca
La prima cosa da sapere è che se entrambi i partner hanno firmato il contratto di mutuo, per la banca restano tutti e due responsabili del pagamento delle rate, anche dopo la separazione. Questo principio si chiama responsabilità solidale: significa che l’istituto di credito può chiedere l’intero importo a uno qualsiasi dei due, senza dover dividere il debito a metà.
In pratica, anche se uno dei due lascia la casa o il giudice assegna l’immobile all’altro (ad esempio perché ci vivono i figli), la banca non è obbligata a modificare il contratto. Il mutuo continua a valere così com’è stato firmato all’inizio.
È importante quindi distinguere due piani: gli accordi tra ex coniugi (stabiliti privatamente o dal giudice) e il contratto con la banca (che resta valido finché l’istituto non accetta ufficialmente eventuali modifiche). Per la banca, insomma, il contratto di mutuo è un atto autonomo rispetto alla separazione: la situazione personale dei coniugi non modifica il rapporto contrattuale con l’istituto di credito.
Le principali soluzioni dopo la separazione
Quando una coppia si separa e c’è un mutuo in corso, esistono varie strade per gestire la situazione.
Una delle soluzioni più utilizzate è l’accollo. In parole semplici, significa che uno dei due decide di farsi carico da solo di tutto il mutuo. Esistono però due possibilità: l’accollo interno e l’accollo liberatorio. L’accordo interno vale solo tra i due ex partner (anche se in sede di separazione è messo nero su bianco dal giudice) e la banca può comunque rivalersi su entrambi in caso di mancato pagamento. Con l’accollo liberatorio la banca invece accetta formalmente che uno dei due esca dal mutuo. In questo caso il debitore rimasto diventa l’unico responsabile. L’accollo liberatorio tuttavia non è automatico, ma deve essere autorizzato dalla banca che prima di concederlo valuterà il reddito e la capacità di rimborso della persona che resta intestataria.
Un’altra soluzione frequente è quella di vendere l’immobile e utilizzare il ricavato per estinguere il mutuo residuo. Se il prezzo di vendita copre interamente il debito, il finanziamento viene chiuso e i due ex coniugi possono dividersi l’eventuale somma restante.
In alternativa, uno dei due può acquistare la quota di proprietà dell’altro, diventando unico proprietario dell’immobile. Anche in questo caso, però, la banca deve autorizzare la modifica del mutuo o una sua rinegoziazione, verificando che il nuovo intestatario abbia una situazione economica adeguata.
La centralità della banca
Qualunque sia la soluzione scelta, è evidente come risulti fondamentale coinvolgere l’istituto di credito fin dall’inizio. Gli accordi presi in sede di separazione non modificano infatti automaticamente il contratto di mutuo: solo una comunicazione formale e l’approvazione della banca possono rendere effettive le variazioni.
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