Calano le rate del variabile

Negli ultimi sette mesi la vita di tutti gli italiani, alle prese o meno con le rate del mutuo della prima casa, è stata sconvolta dalla tenuta dei conti pubblici del BelPaese che ha fatto schizzare lo spread - l’ormai conosciutissimo differenziale tra il rendimento decennale dei titoli di stato italiani e quelli tedeschi - da una media di 120 punti di aprile ai 575 punti toccati lo scorso 9 novembre.

Non sono bastate le tre maxi manovre da lacrime e sangue di luglio, agosto e dicembre a invertire la tendenza negativa registrata dalle finanze pubbliche. L’economia è, infatti, tornata a respirare - molto lentamente - solo dopo il massiccio pacchetto d’aiuti disposto dalla Banca centrale europea che ha concesso agli istituti di credito un prestito da 489 miliardi di euro a un tasso dell’1%. Ma anche oggi l’Istituto di Francoforte erogherà un nuovo finanziamento da 4,1 miliardi di dollari al tasso d’interesse dello 0,61% ad 11 banche dell’eurozona per continuare ad allentare le tensioni sui mercati monetari.

Un’inondazione di liquidità utilizzata anche per comprare i Btp e ridare fiducia al sistema Italia, non facendo così tracollare ulteriormente i listini di Piazza Affari. Basti pensare che nel 2011 l’indice Ftse Mib ha perso il 25,28%, un passivo che si va ad aggiungere al calo del 12% già registrato nel 2010.

Insomma, un mix di interventi che hanno consentito allo spread di tornare su livelli non più da codice rosso. In questi giorni, infatti, il differenziale segna 360 punti, dopo aver toccato anche i 348 punti, il livello più basso dall’11 ottobre del 2011.

Certamente va anche detto che questa nuova congiuntura non ha arginato il fenomeno del credit crunch nei confronti di imprese e cittadini. Resta, infatti, ancora difficilissimo riuscire ad ottenere sia un prestito ad un tasso d’interesse inferiore al 5% che un finanziamento per acquistare casa visto che le banche, in sofferenza di liquidità, hanno applicato una politica di chiusura verso la clientela.

Leggere per credere: a gennaio, secondo il Sistema di informazioni creditizie del Crif, la domanda dei mutui ipotecari da parte delle famiglie italiane ha registrato un calo 44% rispetto ai 12 mesi precedenti. E i mutuatari, che non si sono sentiti negare il prestito, hanno comunque dovuto confrontarsi con l’offerta di prodotti dai tassi molto più alti a causa del ricarico applicato dalle banche. Lo spread (in questo caso proprio il guadagno degli istituti di credito) ha, infatti, superato sia per i mutui a tasso fisso che per quelli variabili il 4%.

Ma questo è solamente un lato della medaglia. L’altro, invece, si può vedere con un po’ più di ottimismo visto che la crisi ha portato enormi benefici ai mutuatari alle prese con la restituzione del prestito a tasso variabile. Due le motivazioni concatenanti: la riduzione del costo dell’Euribor e quella del costo del denaro decisa dalla Bce.

Partiamo da quest’ultima. Dallo scorso novembre, al debutto di Mario Draghi alla presidenza della Banca centrale europea, i tassi di interesse dell’area euro sono prima stati tagliati dall’1,5% e poi lasciati fermi al minimo storico dell’1%. Proprio come nel consiglio direttivo che si è svolto ieri dove, tra la crisi della Grecia e il problema dell’inflazione troppo alta in Europa, i tecnici hanno confermato che per tutto il 2012 il costo del denaro resterà così basso.

Una decisione che, insieme al rubinetto del credito sempre aperto verso le banche, ha avuto come conseguenza la discesa dei tassi di riferimento applicati dagli istituti di credito per calcolare il mutuo. Si tratta, in particolare, dell’Euribor per i prestiti a tasso variabile e dell’Eurirs per quelli fissi. (Non va dimenticato che il sistema di calcolo che le banche utilizzano per applicare il tasso di interesse ai prodotti di mutuo prevede di determinare prima il tasso di riferimento e di aggiungere poi lo spread).

Tanto che l’Euribor a 3 mesi non solo è sceso all’1,07% ma risulta in flessione da 36 giorni di fila, archiviando la sequenza al ribasso più lunga da agosto 2009. Ma in netta flessione c’è anche per l’Euribor a 1 mese che si porta allo 0,647%. Insomma numeri che conducono a rate più leggere per i mutui a tasso variabile per almeno i prossimi due anni.

Ma ai minimi c’è anche l’Eurirs: quello a 25 anni in questi giorni ha toccato quota 2,75%, mentre dodici mesi va era al 3,9%.

10 febbraio 2012 di

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