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Mutui e Tobin Tax

L’ombra della Tobin Tax sui mutui

2 novembre 2012

È fuori dubbio che il 2012 non sia l’anno dei mutuatari. Negli ultimi dieci mesi i proprietari di casa alle prese con la restituzione delle rate per il prestito sono stati tartassati e bersagliati fin troppo. Gli aficionados del mattone hanno dovuto fare i conti salatissimi con l’introduzione dell’Imu che tra la rata di giugno, settembre e dicembre farà sborsare a ogni famiglia oltre mille euro in più rispetto alla vecchia Ici. Ricordando, comunque, che l’Imposta municipale unica nasconde profonde differenze geografiche sugli importi totali che cambiano in base alle aliquote decise dai Comuni.

Poi, il 17 settembre c’è stato l’aumento dell’Iva dal 20% al 21% che ha fatto lievitare le spese da sostenere quando si acquista casa per quanto riguarda il compenso del notaio e dell’agenzia immobiliare. L’incremento, infatti, è stato applicato a tutte le cessioni di beni mobili o immobili e alle prestazioni di servizi.

Ed ancora. La tempesta che si è abbattuta sui mercati finanziari a causa della crisi dei debiti sovrani ha spinto le banche a chiudere i rubinetti del credito, facendo schizzare verso l’alto lo spread, cioè il guadagno sull’erogazione del finanziamento. Tanto che la maggior parte degli aspiranti mutuatari si è ritrovata con la porta dell’istituto di credito sbattuta in faccia.

Inoltre c’è la mannaia della stretta sugli sconti fiscali - come quello sul mutuo - con l’introduzione di una nuova franchigia e un tetto massimo complessivo da conteggiare quando si presenta la dichiarazione dei redditi. Ma ora, in attesa di capire ancora se salterà o meno la retroattività di questa sforbiciata sui bonus, c’è un’altra brutta notizia che si profila all’orizzonte e che potrebbe continuare a penalizzare i mutuatari: l’applicazione da gennaio 2013 della Tobin Tax.

Vediamo il perché.

Detto che si tratta della tassa sulle transazioni finanziarie ideata negli anni ’70 dal premio Nobel all’economia James Tobin, la Tobin Tax all’italiana prevede l’applicazione di un’imposta di bollo dello 0,05% sul valore degli strumenti finanziari di azioni e derivati, così come deciso dalla legge di stabilità.

Una novità che, in grado di assicurare dal 2013 un gettito di oltre 1 miliardo di euro annui, ha però già seminato panico tra gli operatori che parlano di un calo del 30% delle contrattazioni sul mercato azionario e dell’80% in quello dei derivati a causa dell’introduzione dell’aliquota. Il rischio è, infatti, quello di vedere una fuga degli investitori dalla Borsa italiana verso quella di altri mercati che non introdurranno questa tassa.

Ma nell’impatto della Tobin Tax rischiano di finire dentro anche tutti i mutuatari che decidono di sottoscrivere un mutuo variabile con Cap, visto che si tratta di un prodotto derivato. Il prestito per la casa con un tetto massimo alla rata del mutuo è, infatti, uno strumento finanziario utilizzato proprio per consentire la copertura del rischio dell’aumento dell’Euribor, vale a dire del tasso d’interesse.

Una precauzione che costa di più a chi sottoscrive questo prestito (il Cap risulta leggermente più caro del variabile di circa dieci di euro al mese), visto che la banca deve garantirsi dal rischio di raggiungimento della soglia. E per assicurarsene, l’istituto acquista una polizza ad hoc che rientra negli strumenti finanziari. Quindi soggetti alla Tobin Tax.

Ovviamente l’imposta sul prodotto derivato dovrebbe essere pagata dalla banca. Ma visto che a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, già si può cominciare a scommettere che la tassa ricadrà direttamente sul mutuatario.

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    Il profilo dell'autore

    Mutuando di Patrizia De Rubertis

    Romana, laureata in Scienze Politiche, giornalista professionista, si occupa da molti anni di questioni legate all’economia e alla finanza. Ha lavorato, fra gli altri, per Skytg24, MiaEconomia, Rai3. Dal 2010 è una delle inviate per il programma economico de La7 Effetto Domino.

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