Mutui e declassamento

Piazza Affari risponde male alla decisione presa venerdì da Fitch (a mercati europei chiusi) che ha declassato da A- a BBB+ il rating sul debito sovrano italiano. Tanto che lunedì 11 marzo in mattinata Milano scambia in territorio negativo con pesanti perdite tra il -0,7% e il -0,9%. E, anche se per gli operatori il taglio del giudizio non avrebbe dovuto avere conseguenze, ora a farne le spese è anche lo spread tra i titoli di stato italiano a 10 anni e quelli tedeschi visto che viaggia in risalita oltre i 315 punti.

Il taglio al rating con cui Fitch si è allineata a S&P e Moody’s è stato chiaramente motivato: “L’esito non decisivo delle elezioni del 24 e 25 febbraio che rendono improbabile la formazione nelle prossime settimane di un nuovo governo e i dati del quarto trimestre 2012 confermano come quella italiana sia una delle recessioni più profonde in Europa”.

Fitch ha anche spiegato che l’allarme sul BelPaese resta elevato visto che “nel 2013 il rapporto tra debito e Pil potrebbe toccare il 130%”, rispetto alla stima precedente del 125%, e che “un governo debole potrebbe essere più lento e meno capace di rispondere agli choc economici interni o internazionali”.

Insomma, una vera doccia fredda per l’Italia che non può e non deve abbassare la guardia visto che BBB+ è soli tre gradini sopra “junk”, ovvero un rating spazzatura e che “B” significa che il rimborso del debito e degli interessi è molto probabile nel breve periodo, ma è più rischioso nel lungo periodo e potrebbe subire contraccolpi pericolosi da avverse condizioni di mercato.

Così, se il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, si è subito affrettato a sottoscrivere che il BelPaese va spedito sulla via delle riforme, più preoccupato è apparso invece il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che - parafrasando i termini metereologici - ha ammesso: “Cercherò di fare del mio meglio, anche se a volte nella nebbia si fatica”, confessando la sua fatica nella gestione del difficile passaggio istituzionale che sta vivendo il Paese e che condiziona pesantemente l’economia.

Ma tutto questo che significa poi in termini pratici? E soprattutto quali conseguenze ci saranno per i mutui?

Certamente i numeri non lasciano ben sperare visto che non solo l’agenzia Fitch ipotizza per fine 2013 un -1,8% di Pil e di ripresa non se ne parla prima del 2014, se non nel 2015. Ma, soprattutto, il punto dolente resta il credito, o meglio la mancanza di liquidità, con le richieste di finanziamento - anche per la casa - che restano congelate. Non sottovalutando che dopo questo declassamento le banche potranno inasprire ancora di più i cordoni, aumentando i tassi sull’erogazione dei prestiti.

Evidente la motivazione: gli istituti lo fanno per coprire i rischi di mancato pagamento delle rate. Insomma, il solito cane che si morde la coda. E così, se dopo 10 mesi di rialzi consecutivi, da un paio di settimane sembrava che lo spread avesse intrapreso la strada dei ribassi sia sul fisso che sul variabile (per la gioia dei mutuatari), ora il rischio è che questo valore - che rappresenta il guadagno delle banche - possa tornare a salire perché, peggiorando il rating italiano, per il sistema bancario si riduce la quantità di denaro che può richiedere alla Bce. E questo rischio viene completamente scaricato sul mutuatario.

Inoltre, le banche per proteggersi da un’eventuale insolvenza dei clienti alle prese con i bollettini da pagare a fine mese richiede allo stesso cliente di partecipare all’acquisto dell’abitazione con una fetta più grande di mezzi propri. In altre parole diminuisce il valore del loan to value che rappresenta il rapporto tra il valore dell’immobile e l’importo finanziato passato dal 70% del 2009 al 63% della fine dello scorso anno.

E poco serve il grido d’allarme del Centro Studi di Confindustria secondo cui “l’Italia è ancor una volta in piena emergenza credito, rischiando di partire la terza ondata di credit-crunch, dopo quelle del 2007-2009 e quella del 2011-2012”.

11 marzo 2013 di

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