La manovra e i mutui

Il decreto Salva-Italia è stato approvato. Il valore lordo della manovra, targata Mario Monti, è di 33,4 miliardi di euro nel biennio 2012-2014 perché ai 12 miliardi da destinare alla crescita, alle imprese e al lavoro si aggiungono 21,4 miliardi di correzione del deficit, di cui 12,1 miliardi di maggiori entrate e 9,3 miliardi da minori spese.

Somme quest’ultime che si basano principalmente sulla stretta delle pensioni, su un sostanzioso aumento delle accise sui carburanti, su un super prelievo da auto e barche di lusso e soprattutto sulla stangata sulla casa. Il mattone, infatti, subisce sia il ritorno dell’Ici sulla prima casa (che ora si chiama Imu, Imposta municipale unica) che un aggiornamento delle rendite catastali.

Nel dettaglio, se l’Imu sull’abitazione principale prevede un’aliquota ridotta al 4 per mille, anche se i Comuni avranno la possibilità di alzarla o abbassarla del 2 per mille, (prima dell’abolizione dell’Ici la media era del 4,8 per mille), è pur vero che i proprietari potranno contare su di una maxi-detrazione da 200 euro che dovrebbe esentare molte famiglie a basso reddito o comunque le abitazioni molto piccole o accatastate in categorie A/4 o A/5. Mentre le seconde case non usufruiranno di nessuno sconto e manterranno l’aliquota di riferimento al 7,6 per mille, percentuale ritoccabile dai sindaci del 3 per mille.

Capitolo a parte le rendite catastali, vale a dire il valore che si attribuisce all’immobile in base al numero di vani, alla superficie e alla volumetria e sul quale vengono calcolate tutte le imposte relative alla casa. Detto che l’ultimo aggiornamento risale al 1989 e che dal 1997 si applica una rivalutazione del 5%, ora l’adeguamento previsto è del 60%. Una mazzata, insomma, visto che oltre l’80% delle famiglie vive nella casa di proprietà, mentre il 72% di questi immobili è posseduto da persone che dichiarano di guadagnare tra 10mila e 26mila euro. Si calcola che da questi prelievi arrivino circa 11 miliardi di euro che potrebbero tradursi in un aggravio per una casa media, 80 metri quadri in una zona di non particolare pregio di una grande città, di oltre 400 euro. Ma sulla seconda casa il prelievo annuo potrebbe superare i 500 euro.

Le uniche buone notizie arrivano dal fronte dei mutui. La manovra ha previsto un incremento di 10 milioni di euro per il Fondo di solidarietà per i prestiti per l’acquisto della prima casa. Alla garanzia possono rivolgersi le famiglie in difficoltà che hanno sospeso il pagamento delle rate, non preoccupandosi più di restituire alle banche parte degli interessi che maturano nel periodo di stop alle rate.

Certamente una bella novità per un settore che da mesi langue a causa della stretta del credito, con le banche che non aprono più le porte delle loro filiali ai possibili mutuatari o che comunque impongono spread talmente alti da scoraggiare l’acquirente. Basti pensare che - ha rilevato la Banca d’Italia nel suo ultimo Bollettino - i tassi di interesse applicati dalle banche sui mutui casa  sono passati dal 3,69% di settembre al 3,81% di ottobre.

Mentre in questi giorni gli spread applicati dai maggiori istituti bancari si collocano intorno al 2,7% per i tassi fissi e al 2,6% per i variabili. Percentuali a cui vanno sommati, rispettivamente, l’Eurirs (quello a 20 anni è 2,89%) e l’Euribor (quello a tre mesi è all’1,47%). Tanto che il costo finale di un mutuo supera il 4,5%.

È chiaro che tutti, non solo i mutuatari, si augurano che questa sfrenata corsa degli spread applicati dalle banche rallenti quanto prima. La Banca centrale europea ha già fatto la sua parte. In seguito alla riunione del Consiglio direttivo ha, infatti, deciso di abbassare i tassi di interesse portandoli all’1%, che tornano così ai minimi storici. Ma l’istituto di Francoforte ha anche varato una raffica di misure a favore delle banche, “confermando la propria ferrea determinazione a fare il massimo sforzo per garantire liquidità al sistema bancario nel tentativo di stimolare la crescita economica”.

Ora, non resta che seguire gli sviluppi del vertice tra i capi di stato e di governo dell’Unione europea di Bruxelles dove si sono cercate risposte decisive sulla tenuta dell’euro e sulla crisi del debito. Ma la conclusione è nota: il Consiglio europeo non è riuscito a mettersi d’accordo su una riforma dei Trattati a 27. La Gran Bretagna ha bloccato questa possibilità, mentre 17 Paesi della zona euro insieme a 6 stati membri dell’Unione hanno deciso di rafforzare la loro integrazione con un’unione di bilancio, fatta di rigore e stretta.

9 dicembre 2011 di

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