La detrazione del mutuo

“Nel caso in cui l’abitazione principale sia intestata al 50% col coniuge a carico senza redditi ma il mutuo è intestato solo a me, posso scaricarmi la quota degli interessi?”. “Due coniugi hanno acquistato casa al 50%, ma il mutuo è intestato al 100% alla moglie. Ho erroneamente scaricato al 50%. Ora posso compensare?”. Queste sono due delle tante domande che nelle ultime settimane sono state postate nel blog dai lettori alle prese con la dichiarazione dei redditi e la relativa detrazione degli interessi passivi degli oneri accessori corrisposti con il mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale.

Ricordando che il 16 maggio si è chiuso l’appuntamento con il 730/2013 per i dipendenti e i pensionati che hanno consegnato il modello al proprio sostituto d’imposta, mentre ci sarà tempo fino al 10 giugno 2013 per chi presenta la dichiarazione ai Caf, ai commercialisti o ai consulenti del lavoro, meglio anche ricordare i casi particolari per i quali ai mutuatari è riconosciuta la detrazione d’imposta del 19% ammessa fino ad un massimo di 4.000 euro.

Ogni anno a fare chiarezza su varie questioni interpretative legate ai bonus sul prestito della casa è l’Agenzia delle Entrate che pubblica le istruzioni di compilazione ed emana una circolare ad hoc in cui risponde ai quesiti sollevati dai Caf. Quella di questo anno è la n° 13/E del 9 maggio.

In particolare, è nei righi da E7 a E11 che vanno indicati gli importi degli interessi passivi, gli oneri accessori e le quote di rivalutazione pagati sui mutui per acquisto, costruzione e ristrutturazione dell’abitazione principale. Da tenere bene a mente che la detrazione è riconosciuta solo nel caso in cui il titolare del mutuo sia anche proprietario dell’immobile e spetta solo se la casa è abitata entro 12 mesi dalla data di stipula del mutuo. Mentre per abitazione principale si intende quella nella quale il proprietario o i suoi familiari (coniuge, figli, parenti entro il terzo grado ed affini entro il secondo grado) dimorano abitualmente. Ma, in presenza di un mutuo per l’acquisto della propria abitazione e un altro per l’acquisto dell’abitazione di un familiare, la detrazione spetta solo per il mutuo pagato per l’acquisto della propria abitazione. Il requisito della dimora viene meno nel caso delle Forze armate o di Polizia e per motivi di lavoro. Inoltre, non può scaricare gli interessi l’usufruttuario, mentre la detrazione è riconosciuta al nudo proprietario che vive nella casa.

Da sottolineare, ancora, che in caso di trasferimento per lavoro, in Italia o all’estero, l’immobile può anche essere affittato e non si perde il diritto alla detrazione. Bonus valido anche se si viene ricoverati permanente in istituti sanitari, ma l’immobile in questa situazione non deve essere affittato.

Capitolo a parte per i coniugi. Marito e moglie comproprietari dell’abitazione principale e cointestatari in parti uguali del relativo mutuo possono indicare nella riga E7 al massimo 2.000 euro ciascuno. Ma se il mutuo è cointestato con il coniuge e uno dei due è fiscalmente a carico dell’altro, lo sconto spetta a quest’ultimo per entrambe le quote di interessi passivi. La detrazione è possibile anche quando il mutuo viene acceso per acquistare un’ulteriore quota di proprietà dell’immobile.

Nel caso di separazione legale anche al coniuge separato, che rientra tra i familiari, spetta la detrazione del mutuo. Mentre in caso di divorzio è possibile usufruire della detrazione solo se nell’appartamento abitano i figli visto che l’ex coniuge non è più un familiare.

Sul fronte dell’affitto va, invece, detto che il reddito da locazione non fa perdere le agevolazioni se si continua ad abitare nell’appartamento, magari affittando una stanza della casa.

Infine, c’è un altro caso su cui vertono molte domande: la detrazione per i mutui per la costruzione o la ristrutturazione della prima casa. La normativa prevede un bonus massimo di 2.582,28 euro che viene riconosciuto anche all’usufruttario o a chi gode del diritto di abitazione. Per la detrazione il mutuo deve essere stipulato non oltre sei mesi antecedenti, ovvero nei diciotto mesi successivi alla data di inizio dei lavori e la casa deve essere ad abitazione principale entro sei mesi dalla conclusione dei lavori.

30 maggio 2013 di

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