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I mutui subprime

Cosa sono i mutui subprime. E perché devono far paura

5 ottobre 2012

Eric Schneidermann - procuratore capo di New York e numero uno della Residential Mortgage Backed Securities (la task force fortemente voluta dal presidente Usa, Barack Obama, che secondo i repubblicani è stata creata solo per far conquistare voti ai democratici) - ha fatto causa alla banca d’affari JpMorgan per pratiche scorrette e frode nella vendita dei titoli tossici condotte dalla sua controllata Bear Stearns.

Ora, se sarà merito della campagna elettorale americana poco importa. Quello che conta è la battaglia che Obama sta portando avanti per colpire e punire i responsabili del più grande scandalo finanziario dei tempi moderni: la crisi dei mutui subprime, vale a dire i prestiti per la casa concessi agli statunitensi meno abbienti e pertanto con un elevatissimo rischio di mancato rimborso delle rate. Un sospetto poi divenuto realtà.

L’accusa mossa è molto chiara: Bear Stearns, prima che JpMorgan la rilevasse nel 2008, ha imbrogliato volontariamente i propri clienti, spingendoli ad acquistare prodotti cartolarizzati (inseriti cioè in obbligazioni, chiamati anche bond) di pessima qualità, ma venduti come sicuri, causando perdite per gli investitori di 22,5 miliardi di dollari.

In realtà questi prodotti erano costruiti sui mutui che di lì a poco sarebbero diventati spazzatura visto che i sottoscrittori, che li avevano ottenuti a prezzi bassissimi, non avrebbero potuto più ripagarli perché indigenti.

L’epicentro di questa crisi si trova, quindi, nel sistema bancario americano schiacciato tra mutui immobiliari facili (con tassi d’interesse prossimi allo zero per invogliare la clientela) e il loro piazzamento in titoli derivati, diffusi negli altri mercati internazionali senza valide garanzie.

Un vero e proprio effetto domino. I prestiti a stelle e strisce sono stati cartolarizzati. Successivamente questi titoli sono stati rivenduti sui mercati mondiali, dove a comprarli c’erano soprattutto gli investitori istituzionali come le banche che, a loro volta, hanno rimpacchettato le obbligazioni in nuove cartolarizzazioni che hanno preso forma di Cdo, vale a dire bond garantiti.

Così, il mutuo subprime del cittadino americano è stato lavorato talmente tante volte da finire su tutti i mercati internazionali, con le perdite che hanno colpito anche le società che con questi prestiti immobiliari avevano ben poco a che fare.

I vertici della JpMorgan hanno fatto sapere di voler contestare le accuse mosse dalle autorità di New York, visto che le perdite si riferiscono ai titoli emessi e collocati da Bear Stearns tra il 2006 e il 2007, prima cioè che venisse acquisita. Ma va anche detto che se il colosso statunitense decidesse si patteggiare, la decisone potrebbe costargli fino a 3 miliardi di dollari.

E questo è solo l’inizio. La task force non solo sta passando al setaccio tutte le società e gli istituti finanziari che prima del 2008 hanno truffato i loro clienti vendendogli prodotti spazzatura, ma si è anche fissata l’obiettivo di recuperare e restituire i miliardi di dollari sottratti agli americani che hanno pagato a carissimo prezzo questa frode.

Un appello che, tuttavia, si sta scontrando con la realtà: è da alcuni mesi che le famigerate cartolarizzazioni hanno ripreso a viaggiare dopo che la Fed (la Banca centrale americana) ha annunciato di tornare a comprarle per far ripartire l’economia.

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    Il profilo dell'autore

    Mutuando di Patrizia De Rubertis

    Romana, laureata in Scienze Politiche, giornalista professionista, si occupa da molti anni di questioni legate all’economia e alla finanza. Ha lavorato, fra gli altri, per Skytg24, MiaEconomia, Rai3. Dal 2010 è una delle inviate per il programma economico de La7 Effetto Domino.

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