Mancato pagamento rate

Quando si chiede un mutuo per la casa, ma anche se si decide di comprare a rate lo smartphone o l’ultimo modello della Tv Lcd, i nostri dati finiscono nei Sistemi di informazioni creditizie (Sic), meglio noti anche come centrali rischi, in cui vengono raccolte tutte le notizie sui contratti di finanziamento richiesti ed erogati in Italia.

Questi rapporti sono fondamentali per i mutuatari, visto che ogni mese banche e società finanziarie ricevono un aggiornamento delle posizioni, così da poter sempre valutare l’affidabilità e la puntualità del rimborso del cliente, ma anche per far evitare il rischio di sovraindebitamento. Va, infatti, ricordato che l’importo dei bollettini da pagare per il prestito della casa non deve mai essere superiore a un terzo del reddito netto mensile. Un limite massimo imposto con lo scopo di non far arrivare mai una famiglia a raggiungere un impegno finanziario insostenibile per le proprie tasche.

Ma i Sic non rappresentano un elenco di cattivi pagatori o una black list come normalmente si pensa. Questo archivio informatico, infatti, è composto per oltre tre quarti da nominativi di cittadini che rimborsano regolarmente il finanziamento. Informazioni positive, insomma, che aumentano la nostra affidabilità creditizia nel caso in cui decidessimo di richiedere un nuovo credito. La banca, infatti, consultando i Sic scoprirà che siamo stati ottimi pagatori in passato, concedendoci così più facilmente il finanziamento in futuro.

Tutt’altra storia, invece, se dopo aver chiesto un mutuo non si pagano più le rate o la si fa in ritardo. Una situazione che, a causa della crisi, accomuna migliaia di famiglie che - ritrovandosi iscritte nei Sic per l’irregolarità nei rimborsi - non potranno più accedere a prestiti e finanziamenti per la casa per un determinato periodo. Così come sancisce il Codice di deontologia e di buona condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati che disciplina dal 1° gennaio 2005 l’attività dei Sic.

Una normativa certamente stringente ma che garantisce i diritti dei consumatori censiti che possono sempre verificare i propri dati, la situazione creditizia tramite l’accesso diretto, gli estremi delle società che gestiscono i Sistemi di informazioni creditizie (le più importanti sono Crif, Experian e Ctc) ed anche i tempi di permanenza nei Sic.

Detto che i dati dei rapporti di credito che si sono svolti positivamente (cioè senza ritardi o altri eventi negativi) sono conservati per 36 mesi trasformandosi così in un buon curriculum vitae finanziario, meglio invece ricordare che le richieste di finanziamento sono mantenute per 6 mesi, qualora l’istruttoria lo richieda, o un solo mese nel caso la banca o la finanziaria rifiutassero di concedere il credito. Quindi, in questo caso, prima di entrare in un nuovo istituto bancario per richiedere un mutuo bisogna aspettare 30 giorni di tempo.

Salgono, invece, i tempi per le morosità di due rate o di due mesi poi sanate: bisogna aspettare 12 mesi dalla regolarizzazione. Mentre per i ritardi superiori a due rate o a due mesi poi sanati anche su transazione (come per il saldo e stralcio), sono necessari 24 mesi dalla regolarizzazione.

In proposito, va detto che riguardo al primo ritardo nei pagamenti, i Sic registrano questa informazione, ma la devono rendere accessibile solo se il cliente poi ritardi il pagamento di almeno due rate mensili consecutive o trascini per due mesi il mancato saldo di una rata che fa riferimento ad una delle due ultime scadenze di pagamento.

Ed ancora, per gli eventi negativi non sanati come le morosità, i gravi inadempimenti o le sofferenze, il purgatorio dura 36 mesi dalla data di scadenza contrattuale del rapporto o dalla data in cui è risultato necessario l’ultimo aggiornamento nel caso di successivi accordi o altri eventi rilevanti in relazione al rimborso. Quindi, dopo tre anni si potrà tornare a chiedere un prestito.

Tempi certi, insomma, che aiutano tutti coloro che vengono iscritti nei Sic. Ma la tutela del cliente è ulteriormente garantita dal Codice che, a chiare lettere, prevede che l’iscritto abbia il diritto di fare rettificare, aggiornare o cancellare i dati sbagliati, frutto di errori delle banche o delle società finanziarie o frutto di truffe.

Infine, per quanto riguarda i costi per la richiesta di accesso ai dati, il Garante per la privacy ha specificato che l’accesso è gratuito per le domande inviate per posta elettronica e - a prescindere dalla modalità prescelta (fax, lettera o altro) - una volta nell’arco di ciascun anno solare. Mentre per le altre richieste successive, potrà essere richiesto un contributo spese fino a un massimo di 7 euro, comprensivo di spese postali.

28 ottobre 2011 di

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