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Cambiare le condizioni del mutuo è possibile

Rinegoziare il mutuo per rispamiare

18 marzo 2019

Come si fa a rinegoziare un mutuo

È possibile modificare le condizioni di un mutuo mentre si stanno già pagando le rate? La risposta è affermativa. Trattandosi di un contratto di diritto privato, se entrambe le parti contraenti sono d’accordo è (quasi) sempre possibile intervenire sulle pattuizioni originarie.

I casi di rinegoziazione sono aumentati notevolmente negli ultimi anni, dopo che i tassi di interesse sono gradualmente scesi fino a raggiungere i minimi storici, finendo anche in territorio negativo per quanto riguarda l’Euribor.

Si pensi a chi ha stipulato un mutuo prima della crisi. In quel periodo gli interessi sui finanziamenti a tasso fisso erano stabilmente sopra il 5%, arrivando a toccare una media del 5,72% alla fine del 2007. Nel giro di pochi anni questi mutui sono finiti fuori mercato, poiché le misure straordinariamente espansive messe in campo dalla Banca centrale europea hanno inondato gli Stati di liquidità, abbattendo i tassi fin quasi allo zero.

Tale sviluppo ha reso conveniente in molti casi un ripensamento dei vecchi mutui, valutando le possibilità di surroga, sostituzione o rinegoziazione. Quest’ultima, a differenza degli altri due istituti, non prevede la portabilità del finanziamento presso un’altra banca a migliori condizioni (surroga) né l’accensione di un nuovo mutuo presso un istituto differente per l’estinzione del primo prestito (sostituzione).

La rinegoziazione consiste nella revisione delle condizioni definite nel contratto originario. Può trattarsi, come solitamente avviene, del tasso di interesse, ma non solo. Una famiglia che deve far fronte ad altre spese ingenti potrebbe voler alleggerire il peso mensile della rata, mentre chi ha visto nel tempo aumentare lo stipendio potrebbe voler fare il contrario, con l’intenzione di “velocizzare” l’ammortamento (e quindi risparmiare interessi).

Quale che sia la motivazione del mutuatario, per poter procedere alla rinegoziazione è necessario presentare apposita richiesta alla banca, motivando e illustrando sia le esigenze del mutuatario sia le aspettative connesse alle nuove dinamiche di mercato. La legge non prevede limiti temporali; tuttavia, alcune banche definiscono un periodo di rimborso minimo prima di poter rinegoziare (per esempio almeno due anni dall’inizio del piano).

In molti casi, piuttosto che rischiare di perdere il mutuo (e quindi il guadagno sui relativi interessi) a seguito di surroga o sostituzione, la banca potrebbe essere accomodante nel rivedere al ribasso il tasso praticato. Resta fermo naturalmente che l’istituto di credito non è obbligato ad accettare l’istanza del mutuatario.

Se la rinegoziazione viene negata, quest’ultimo dovrà quindi valutare altre strade (surroga, sostituzione, estinzione anticipata). La rinegoziazione è gratuita e non comporta spese notarili, in quanto non è necessario stipulare un nuovo atto di mutuo. Le principali modifiche che possono essere apportate, oltre alla riduzione del tasso fisso o dello spread sui tassi variabili, possono essere lo switch (cambio) da una tipologia all’altra, l’estensione/riduzione della durata, nonché la sostituzione o il rilascio delle garanzie personali.

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    Mutuando di Valerio Stroppa

    Marchigiano di nascita, vive e lavora a Milano dal 2006. Giornalista professionista, scrive di diritto, fisco (nazionale e internazionale), e giustizia tributaria per ItaliaOggi. In passato ha collaborato con numerose testate tra cui MF/MilanoFinanza, ClassCnbc, Reteconomy, MySolution Post, Press. È anche moderatore di convegni e tavole rotonde su tematiche relative alle professioni di avvocato e commercialista.