Real estate, a rischio 200 mila posti di lavoro

1 maggio 2020

Real estate, a rischio 200 mila posti di lavoro

C'è molto terreno da recuperare

C'è molto terreno da recuperare

Il decreto marzo è diventato legge e a giorni arriverà quello di aprile. Ma il settore immobiliare è a terra. Secondo Mario Condo’ de Satriano, presidente del Centro Studi FIAIP, sono a rischio 200.000 posti di lavoro. La Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali lamenta l'assenza di provvedimenti ad hoc per il real estate.

L'edilizia è ripartita il 27 aprile e il comparto immobiliare dovrebbe essere uno dei primi a rimettersi in moto, ma c'è molto terreno da recuperare, a partire dai 65.000 contratti di locazione tra privati e i circa 20.000 trasferimenti immobiliari che non è stato possibile perfezionare a causa dell’emergenza Covid-19.

Il comparto non si è del tutto fermato: gli atti di trasferimento immobiliare sono andati avanti grazie all’attività dei Notai, ma, sottolinea la FIAIP, si tratta “esclusivamente di accordi raggiunti” o “preliminari stipulati” prima che i provvedimenti restrittivi del governo entrassero in vigore.

A rimetterci sono stati anche i cittadini che stavano per trasferirsi e quelli che dovevano liberare la propria abitazione già venduta per entrare in quella nuova. In questi casi, è stata decisiva la mediazione dell'agente immobiliare, facendo leva sulla proroga volontaria dei termini contrattuali in modo da evitare contenziosi legali.

C'è poi da valutare il fatto che ripartire non vuol dire correre. Il settore, dalle compravendite ai mutui, deve fare i conti con la propensione alla spesa degli italiani dopo un periodo di immobilità e con all'orizzonte mesi certo rosei per l'economia del Paese. Non è il solo effetto Covid-19 che si trascinerà anche al termine dell'emergenza. La Federazione spiega, ad esempio, che il maggiore ricorso allo smart working “cambierà la prospettiva lavorativa di molti impiegati, permettendo alle aziende di ridurre i costi di locazione dei propri uffici tramite la riduzione dei metri quadri locati o mediante la dismissione di alcune unità decentrate”. È quindi “probabile una consistente contrazione dei prezzi”.

Per quanto riguarda i negozi, “è necessario distinguere tra quelli della ristorazione in genere (bar e ristoranti), per cui si prevedono numerose mancate riaperture, e quelli dell’alimentare che, invece a causa della ridotta mobilità, proseguirà anche nella fase di riapertura, potranno non solo “resistere” ma probabilmente vedranno aumentare le vendite”. In ogni caso, anche in caso di difficoltà, per la FIAIP è improbabile una riduzione dei prezzi da parte dei locatori.

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    Il profilo dell'autore

    Paolo Fiore Giornalista professionista e leccese in trasferta: Bologna, Roma, New York, Milano. Dopo la Scuola di giornalismo Walter Tobagi, ha scritto per Affaritaliani, MF-Milano Finanza, l'Espresso, Startupitalia e Skytg24.it. Si occupa di economia e innovazione per Agi, FocuSicilia e collabora con il gruppo Rcs.

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