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Entra in vigore la Direttiva case green, cosa cambia davvero per chi ha una casa o vuole comprarla

Pubblicato il 19-05-2026 | Aggiornato il 19-05-2026 | 3 min di lettura | Pubblicato da
cecilia pierami
Cecilia Pierami
passi avanti per la direttiva case green cosa cambia

Per anni la classe energetica è rimasta una voce quasi marginale negli annunci immobiliari: una sigla tecnica, guardata distrattamente tra metri quadri, piano e spese condominiali. Da qualche anno però le cose stanno cambiando e con l’arrivo della cosiddetta “direttiva case green”, la Direttiva europea 2024/1275 sulla prestazione energetica degli edifici, l’efficienza energetica delle abitazioni è destinata a pesare sempre di più, sia nel valore delle case sia nelle scelte di chi compra o ristruttura.

L’Italia dovrà recepire la direttiva entro il 29 maggio 2026, ma attorno al provvedimento si è creata parecchia confusione. Soprattutto su un punto: non esiste, almeno allo stato attuale, un obbligo generalizzato che costringa il singolo proprietario a ristrutturare casa entro una certa data. La normativa europea fissa obiettivi complessivi di riduzione dei consumi energetici del patrimonio immobiliare, lasciando poi ai singoli Stati il compito di decidere come raggiungerli, attraverso incentivi, regole e strumenti nazionali.

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Gli obiettivi europei

Per il settore residenziale l’obiettivo indicato dall’Europa è una riduzione del consumo medio di energia primaria del 16% entro il 2030 e compresa tra il 20% e il 22% entro il 2035. Il riferimento, però, è all’intero patrimonio immobiliare nazionale e non alla singola abitazione. L’attenzione sarà rivolta soprattutto agli edifici più energivori, cioè quelli che oggi hanno le prestazioni peggiori.

L’Attestato di Prestazione Energetica

In questo scenario diventerà ancora più importante l’APE, l’Attestato di Prestazione Energetica, il documento che certifica i consumi di un immobile. In Italia la classificazione va dalla classe A4, la più efficiente, fino alla G, la meno efficiente. La direzione europea è quella di rendere questi sistemi sempre più uniformi e confrontabili tra i vari Paesi.

Il passaporto di ristrutturazione

Tra le novità previste c’è anche il cosiddetto “passaporto di ristrutturazione”, uno strumento che, salvo diverse decisioni nazionali, sarà utilizzabile su base volontaria dai proprietari. Il “passaporto di ristrutturazione” è un documento che indica una sorta di percorso personalizzato che dovrebbe aiutare il proprietario a programmare nel tempo gli interventi necessari per migliorare le prestazioni energetiche della casa, senza dover affrontare tutto insieme.

Impianti di riscaldamento, cosa cambia

Un altro tema centrale riguarda gli impianti di riscaldamento. Dal 2025 la direttiva prevede il progressivo stop agli incentivi pubblici per le caldaie alimentate esclusivamente da combustibili fossili. Non significa che le caldaie a gas verranno vietate da un giorno all’altro, ma indica chiaramente la direzione verso cui si sta muovendo l’Europa: favorire sistemi più efficienti e integrati con fonti rinnovabili, come pompe di calore o impianti ibridi.

Le nuove costruzioni

Per le nuove costruzioni, invece, il percorso è già più definito. Dal 2030 tutti i nuovi edifici dovranno essere realizzati come edifici a emissioni zero, mentre per quelli pubblici il termine è anticipato al 2028.

Mutui green per ristrutturazioni

Naturalmente resta il tema economico. I costi possono essere molto diversi a seconda dello stato dell’immobile e del tipo di interventi necessari. Proprio per questo la direttiva richiama più volte la necessità di accompagnare la transizione con strumenti di sostegno. Negli ultimi anni, per esempio, stanno crescendo i cosiddetti mutui green: finanziamenti pensati per immobili ad alta efficienza energetica o per lavori di riqualificazione, che possono prevedere condizioni leggermente più favorevoli rispetto ai mutui tradizionali.

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