La pandemia trasforma gli affitti e svuota gli immobili turistici

22 dicembre 2020

La pandemia trasforma gli affitti e svuota gli immobili turistici

Milano, Bologna e Roma le più colpite

Milano, Bologna e Roma le più colpite

Meno turisti e studenti, ma ancora molti lavoratori soprattutto in smart working. Gli effetti delle misure restrittive, approvate per contrastare il Covid-19, stanno trasformando il mercato degli affitti a partire da un leggero calo dei canoni fino ad arrivare alla tipologia di domanda.

Se da un lato mancano gli inquilini “tradizionali”, tra cui studenti fuori sede e turisti, dall’altro invece vi sono ancora lavoratori “a distanza” e lavoratori precari per cui l’affitto appare rispondere meglio alla necessità di avere una soluzione abitativa temporanea.

A quest’ultimi si aggiungono poi tutte quelle categorie pesantemente colpite dagli effetti economici del Covid19 e tutti coloro che, non avendo un contratto lavorativo stabile o un reddito fisso, non riescono ad accedere ad un mutuo prima casa.

Minore domanda e abbondanza d’offerta

Il ricorso alla didattica a distanza e allo smart working ha fatto sì che molti studenti e lavoratori fuori sede lasciassero via via nei mesi scorsi le loro abitazioni in affitto determinando un’offerta maggiore e una minore domanda.

A questi immobili si sono aggiunti infatti quelli destinati alla locazione turistica. In pratica, pur di recuperare almeno le spese vive relative all’immobile, alcuni proprietari hanno deciso di affittare ville o appartamenti un tempo destinati ad altri usi, tra cui quello turistico.

A beneficiare di questa disponibilità, è in prima battuta chi è alla ricerca di una casa in affitto per migliorare la propria qualità di vita: l’aumento di offerta consente di avere più possibilità di scelta e di cercare l’immobile con le caratteristiche desiderate. Così come già avviene per le compravendite, anche sul versante delle locazioni si registra la tendenza a cercare immobili più grandi e con spazi esterni.

Canoni in diminuzione nelle grandi città

Secondo la rete di agenzie immobiliari Tecnocasa, il calo dei canoni di locazione è stato più evidente soprattutto nelle grandi città: qui gli affitti sono diminuiti dello 0,2% per i monolocali e dello 0,9% per i bilocali e i trilocali.

I ribassi più importanti si sono registrati a Milano, Bologna e Roma, le metropoli che più di tutte le altre hanno sofferto per il calo dei flussi turistici, degli studenti e dei lavoratori fuori sede.

Chi cerca casa in affitto, oltre a valutare l’importo relativo alle spese condominiali, cerca di individuare in mezzo a questa abbondanza di offerta, le proposte di “qualità": immobili luminosi e ben arredati, posizionati in zone servite dai trasporti pubblici e dai servizi.

Chi cerca casa in affitto

Come era prevedibile, dato il ricorso allo smart working da parte di molte aziende, si è verificata nel primo semestre dell’anno una riduzione della percentuale di contratti stipulati da lavoratori che passa da 25,9% a 22,6%.

Secondo i dati Tecnocasa sarebbe rimasta invece abbastanza stabile la percentuale degli studenti, ma solo in virtù del fatto che si sta facendo riferimento alla prima parte dell’anno e a contratti stipulati nei mesi precedenti all’emergenza Covid-19.

Aumenta il ricorso all’affitto come scelta

Nel primo semestre del 2020, il 74,7% ha preso casa in affitto come scelta abitativa alternativa all’acquisto, con un lieve aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (la percentuale era del 71,4%).

L’affitto rappresenta spesso l’unica opzione disponibile per chi non riesce ad accedere ad un mutuo prima casa, in particolare per i giovani e i nuclei familiari monoreddito. A questi ultimi si sono aggiunti tutti coloro che hanno a causa pandemia, si sono ritrovati a scontare una maggiore instabilità lavorativa.

La città in cui è più alta la percentuale di chi affitta per motivi di lavoro è Milano anche se, rispetto ad unno fa, si registra un calo che sfiora il 10%. La motivazione è proprio il massiccio ricorso allo smart working nel capoluogo lombardo.

Contratti transitori per gestire l’incertezza

I dati sui contratti stipulati nella prima parte del 2020 segnalano un calo di quelli a canone libero (passati in un anno da 55,1% a 52%) e un aumento del concordato (da 29,5% a 31,4%) e del contratto transitorio che passa dal 15,4% al 16,6%.

Una delle conseguenze della pandemia è l’aumento dei contratti transitori in particolare da parte di quei proprietari che considerano l’affitto a uso residenziale una soluzione di ripiego nell’attesa della ripresa del turismo nelle grandi città.

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    Il profilo dell'autore

    Rosaria Barrile Rosaria Barrile, giornalista professionista nata a Milano e laureata in Scienze Politiche, ha iniziato nel 2004 ad occuparsi di prodotti e servizi bancari e assicurativi per conto di un periodico specializzato e da allora non ha mai smesso.

    In passato ha collaborato, tra gli altri, con il settimanale Soldi, la testata on line Etica News e il portale dedicato alle donne alfemminile.com. Ha condotto i servizi esterni della trasmissione Salvadenaro, programma di educazione finanziaria andato in onda sul canale 7Gold. Collabora attualmente con le testate on line Lamiafinanza.it, Lamiafinanza-green.it, Lamiaprevidenza.it, Banca e Mercati, e i mensili Largo Consumo e Bluerating.

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