Il lockdown ha spinto la digitalizzazione nei servizi immobiliari

Molte le attività e i servizi svolti da remoto durante la pandemia

Molte le attività e i servizi svolti da remoto durante la pandemia

Pubblicato il 18 giugno 2020

In Italia i servizi immobiliari sono cresciuti del 21,3% tra il 2015 e il 2019. Contano 270 mila imprese e un giro d'affari di 43 miliardi. Il ritmo del Paese è stato leggermente inferiore rispetto a quello medio dei principali Stati europei (oltre all'Italia, Francia, Germania, Spagna, Gran Bretagna). Anche questo comparto in salute, però, sta facendo i conti con la pandemia, come spiega il rapporto di Scenari Immobiliari intitolato “Future. Covid-19 e l'impatto sul mondo dei servizi immobiliari”.

“Nei tre mesi in cui il mondo si è fermato, arrestando le proprie attività per limitare il numero di vittime dovute alla pandemia, abbiamo subito una vera e propria accelerazione di alcuni processi già in atto, primo fra tutti quello della digitalizzazione”, si legge nel rapporto. Il Proptech (cioè il comparto che combina tecnologia e real estate, dai mutui alla compravendita fino alla raccolta fondi) si sta trasformando da argomento di nicchia ad applicazione concreta.

Il settore dei servizi potrebbe cedere il 5-10% dopo anni di crescita, ma si tratta di una media tra categorie che soffriranno meno e altre che invece accuseranno di più il colpo. Logistica, residenziale, uffici di grado A, settore sanitario e data center reggeranno l'urto. Retail, centri commerciali, hotel, uffici vecchi, residenziale usato e student housing avranno più difficoltà.

Al di là della contingenza, il lockdown potrebbe avere un impatto di lunga durata. Soprattutto alla voce “digitalizzazione”. “Una serie di attività e di servizi sono stati svolti da remoto senza particolari problemi, con maggior facilità da parte di quelle società che già avevano introdotto politiche di smart working, dotato i propri dipendenti di dispositivi aziendali e definito procedure chiare di accesso ai documenti”. Altre attività, però, hanno bisogno di presenza fisica. Pur di non fermarsi, hanno adottato o stanno adottando soluzioni che accolgono anche la necessità di distanziamento sociale che perdura nonostante la fine della clausura: “Sono state introdotte nuove modalità di lavoro, ad esempio i virtual tour o i sopralluoghi a distanza, con l’utilizzo di nuovi software in grado di sopperire, seppure in parte, alla mancata presenza fisica, e consentire una certa continuità aziendale”. Se quanto intravisto durante la fase più acuta dell'epidemia dovesse confermarsi, “vorrà dire – prevede il rapporto - che vedremo un ripensamento delle soluzioni tradizionali per l’abitare, il lavoro, il commercio, il trasporto di merci e persone. Potrebbero esserci degli spostamenti della domanda dai centri urbani troppo densi verso posizioni più periferiche e meno dense, alla ricerca di maggiori spazi, più verde e natura. Le attività di advisory, valuation, project management avranno una centralità sempre maggiore nel processo di costruzione degli edifici del futuro”.

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Il profilo dell'autore

Paolo Fiore Giornalista professionista e leccese in trasferta: Bologna, Roma, New York, Milano. Dopo la Scuola di giornalismo Walter Tobagi, ha scritto per Affaritaliani, MF-Milano Finanza, l'Espresso, Startupitalia e Skytg24.it. Si occupa di economia e innovazione per Agi, FocuSicilia e collabora con il gruppo Rcs.

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