Cara Imu: ruderi raddoppiati rispetto al periodo pre-imposta

30 luglio 2020

Cara Imu: ruderi raddoppiati rispetto al periodo pre-imposta

Nel 2019 incremento di unità del 2,7% rispetto al 2018

Nel 2019 incremento di unità del 2,7% rispetto al 2018

Si chiamano “unità collabenti” e sono quegli immobili fatiscenti o che difettano di elementi strutturali. In una parola: ruderi. E da qualche anno sono in aumento. Anche nel 2019, come afferma un rapporto di Confedilizia basato sui dati dell'Agenzia delle Entrate. Una tendenza che va avanti ormai da tempo.

Il patrimonio immobiliare italiano si sta quindi popolando di edifici in pieno stato di degrado. La categoria catastale a cui corrispondono, la F2, nel 2019 ha visto un incremento di unità del 2,7% rispetto al 2018. Secondo Confedilizia, c'è soprattutto un responsabile: l'Imu. Rispetto al 2011, quando l'imposta è stata introdotta, gli immobili ridotti a ruderi sono più che raddoppiati, passando da 278.121 a 562.941 (+102%). In sostanza, si preferisce far cadere a pezzi un'unità piuttosto che pagare. “Si tratta – spiega il rapporto – di immobili, appartenenti per il 90% a persone fisiche, che pervengono a condizioni di fatiscenza per il solo trascorrere del tempo o, in molti casi, in conseguenza di atti concreti dei proprietari finalizzati ad evitare almeno il pagamento dell’Imu (ad esempio, attraverso la rimozione del tetto)”. Portare al totale degrado un immobile è infatti una delle poche opzioni per evitare l'imposta. “Va infatti ricordato – aggiunge l'organizzazione dei proprietari di casa - che sono soggetti alla patrimoniale immobiliare, giunta a un carico di 22 miliardi di euro l’anno, persino i fabbricati ‘inagibili o inabitabili’”.

I ruderi diventano così, oltre a mutui e compravendite, un altro indicatore del mercato immobiliare. Mantenere un edificio di proprietà, soprattutto se non lo si utilizza, è diventato un costo importante. Senza dimenticare – come ricorda Confedilizia – che un rudere rischia di innescare un circolo vizioso: penalizza l'area attorno a sé, aumentandone il degrado e penalizzandone la valorizzazione.   

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    Il profilo dell'autore

    Paolo Fiore Giornalista professionista e leccese in trasferta: Bologna, Roma, New York, Milano. Dopo la Scuola di giornalismo Walter Tobagi, ha scritto per Affaritaliani, MF-Milano Finanza, l'Espresso, Startupitalia e Skytg24.it. Si occupa di economia e innovazione per Agi, FocuSicilia e collabora con il gruppo Rcs.