Fisco e Mutui

Questa seconda metà del 2012 e il 2013 potrebbero essere gli anni ideali per comprare casa accendendo un mutuo. Il costo del denaro deciso dalla Banca centrale europea, attualmente all’1%,  resterà basso ancora per molti mesi per poi cominciare a risalire. Ma succederà molto gradatamente. I mercati e il sistema bancario stanno continuando a prestarsi denaro tra di loro dopo la maxi iniezione di liquidità di mille miliardi di euro, avvenuta in due operazioni a fine dicembre e a febbraio, che ha contribuito ad evitare il credit crunch in Europa.

Poi c’è la discesa dell’Euribor, il tasso di interesse a cui sono agganciati i mutui a tasso variabile. Il valore dell’indice trimestrale in questi giorni ha toccato lo 0,73%, ai minimi da quasi due anni. Un dato molto interessante per tutti i mutuatari alle prese con le rate della casa, dal momento che mese dopo mese vedono scendere sensibilmente, anche di 20 euro, il bollettino. E secondo gli esperti, la Bce dovrebbe mantenere l’Euribor sotto la soglia dell’1% per il prossimo anno e mezzo.

La politica monetaria adottata dal Vecchio Continente potrebbe, inoltre, portare belle notizie anche a tutti gli italiani che vogliono acquistare una casa. Dopo oltre sei mesi di spread alle stelle, le banche stanno iniziando a mettere mano al loro guadagno, tanto che alcuni istituti di credito sono tornati ad offrire dei prestiti al di sotto del 3%. Meglio, comunque, ricordare che a gennaio del 2011 le migliori offerte erano sotto l’1%.

Insomma, condizioni del credito decisamente in miglioramento dalla fine dell’anno, così come emerge dal Rapporto sulla stabilità finanziaria firmato dalla Banca d’Italia secondo cui il credito alle società non finanziarie continuerebbe a decelerare per larga parte del 2012. Ma dal documento emerge un altro elemento interessante: se nei primi nove mesi dello scorso anno la ricchezza delle famiglie è diminuita a causa del calo dei prezzi delle attività finanziarie, il loro indebitamento è risultato contenuto grazie al mattone. I debiti finanziari, infatti, sono rimasti moderati per i bassi tassi di interesse sui mutui e per la tenuta dei prezzi delle case.

Eppure proprio sugli immobili, la passione per eccellenza degli italiani, si è abbattuta negli ultimi mesi una raffica di nuove tasse che sta mettendo a dura prova le famiglie che vivono in una casa di proprietà, vale a dire quasi l’80% della popolazione. Non si tratta, infatti, della sola imposizione dell’Imu, del rincaro delle imposte sugli affitti, ma anche della riforma del catasto (allineare i valori catastali a quelli del mercato) e del probabile sfoltimento delle detrazioni fiscali che riguardano anche gli immobili, come il bonus sui mutui, sulle ristrutturazioni o sul risparmio energetico.

Nel lungo lavoro che sta facendo il governo per portare in ordine i conti dello Stato c’è, infatti, un obiettivo importante: evitare l’aumento dell’Iva dal 21% al 23% e dal 10% al 12% dal prossimo ottobre. Per riuscirci servono 3,3 miliardi di euro per quest’anno e 13,1 miliardi di euro per il successivo, vale a dire il gettito atteso dall’incremento delle aliquote Iva. Un tesoretto che rende, quindi, difficile far ritornare il governo sui suoi passi e allentare la morsa di una politica basata sulle tasse.

Anche lo slittamento della riforma del catasto sembra improbabile perché - ha spiegato il governo - serve a riportare un minimo di equità. Basti pensare agli appartamenti nei centri storici delle grandi città che figurano come case ultrapopolari e pagano un quarto di un’abitazione in periferia costruita negli anni ‘70. Ma se nelle intenzioni uniformare i valori catastali a quelli di mercato non dovrebbe portare un aggravio del prelievo (gli incrementi che emergeranno saranno compensati dall’aggiustamento delle aliquote), nella pratica questa rivoluzione immobiliare potrebbe andare fuori controllo perché migliaia di proprietari si troveranno con un carico fiscale sproporzionato.

Un timore che il governo ha cercato di fugare annunciando che è in programma la diminuzione delle imposte sulla compravendita delle case. L’esecutivo dovrà cioè riequilibrare il carico complessivo riducendo le tasse sui trasferimenti immobiliari per evitare che imposte elevate creino rigidità sul mercato e frenino le vendite e gli acquisti.

Intanto con la riforma del catasto a regime, la revisione degli estimi farà crescere gli incassi dell’Imu, spartiti tra Stato e Comuni.

30 aprile 2012 di

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