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I mutui italiani i più cari

I mutui italiani restano i più cari d’Europa

23 agosto 2013

Anche nel pieno delle vacanze, con il solleone a scandire le giornate, i mutuatari non possono proprio stare tranquilli. A gettare loro una secchiata di acqua ghiacciata ci pensa Confartigianato che in un rapporto spiega che nel primo trimestre 2013 le compravendite immobiliari sono calate a picco del 13,8% rispetto a fine 2012. La colpa? Una buona parte ce l’ha il costo dei mutui che si confermano i più cari d’Europa con un tasso medio d’interesse che a maggio ha toccato quota 3,53%. Poco, quindi, è servito che negli ultimi 12 mesi si sia registrata una diminuzione di 27 punti base di questo valore, visto che nel confronto con la media europea, il tasso resta superiore di 66 punti base rispetto al 2,87% dell’area euro. Tanto che, a fronte del nostro 3,53%, la Francia si ferma al 2,77%, la Spagna al 2,9% e la Germania al 2,91%.

I numeri parlano chiaro. Tra il 2011 e il 2012 il numero di mutui e finanziamenti per l’acquisto di casa sono diminuiti del 37,4%. Mentre lo stock complessivo di prestiti erogati alle famiglie italiane è stato pari a 364,1 miliardi di euro e a giugno di quest’anno è andato in flessione dello 0,8% su base mensile. Risultati decisamente in controtendenza rispetto a quanto avviene nell’Eurozona dove, a giugno 2013, lo stock di mutui per abitazioni è cresciuto dello 0,8% rispetto al mese precedente. Addirittura in Francia si segnala un aumento del 2,7% e in Germania del 2,1%. Fa peggio di noi la Spagna con un calo del 3,8%.

Eppure la voglia degli italiani per il mattone non sembra registrare crisi. A luglio - secondo il Confartigianato - sono stati due milioni i proprietari di immobili orientati a fare nei prossimi mesi un intervento di manutenzione: il loro numero è aumentato del 22,2%. Una scelta motivata anche dalle recenti misure previste dal governo che con la Legge 90/2013 ha aumentato gli sgravi fiscali.

In particolare, è stata portata al 65% la detrazione prevista fino a fine 2013 per i lavori di risparmio energetico, mentre ammonta al 50% la quota di interessi che si possono scaricare dalla detrazione dei redditi in caso di acquisto di mobili ed elettrodomestici (di classe energetica uguale o superiore alla A+) per l’immobile ristrutturato. E ancora: sono detraibili al 65% i condizionatori con pompa di calore efficiente, gli impianti geotermici a bassa entalpia e gli scaldaacqua verdi.

Tanto che la spesa per ristrutturazioni e riqualificazione energetica - secondo Confartigianato - “nel secondo semestre di quest’anno aumenterà di 1,565 miliardi di euro (+26%), di cui 1,065 miliardi di euro per ristrutturazioni edili e 500 milioni di euro per risparmio energetico”.

Un quadro, quello che ritrae i mutuatari, che risulta così abbastanza contraddittorio. Ormai è evidente e, soprattutto, un concetto bipartisan, che i segnali di ripresa per l’economia italiana potranno cominciare a vedersi solo facendo ripartire il comparto immobiliare a cui è legata la sorte delle banche e dei costruttori, mentre solo alla fine della catena ci sono le famiglie.

Ecco spiegato il motivo per cui da alcune settimane circola sempre più insistentemente l’ipotesi di istituire un plafond da 5 miliardi di euro della Cassa Depositi e Prestiti volto a rilanciare il mercato dei mutui. Le intenzioni del governo sono chiare: la società che gestisce i soldi dei risparmiatori depositati in Posta (e controllata all’80,1% dal ministero delle Finanze e al 18,4% dalle Fondazioni bancarie) dovrebbe esercitare un ruolo più attivo nello sblocco del canale del credito, permettendo di fornire alle banche la liquidità necessaria per l’erogazione dei mutui per l’acquisto di abitazioni principali.

Una soluzione che, tuttavia, non considera i pericoli cui possono andare incontro i contribuenti che hanno dei risparmi postali. La domanda ancora in cerca di risposta è chiara: “Cosa succede se i debitori non pagano le rate dei prestiti? Ad ora, quindi, i 5 miliardi di euro ipotizzati per l’istituzione del fondo non sembrano una cifra enorme. Inoltre, questa ipotesi porta subito la mente ai prestiti che la Bce ha concesso lo scorso anno alle banche: mille miliardi di euro per tre anni al tasso dell’1%. Un mare di denaro mai arrivati all’economia reale. E se anche questa liquidità liberata dalla Cassa Deposito e Prestiti non venisse dirottata verso le tasche dei mutuatari?

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    Mutuando di Patrizia De Rubertis

    Romana, laureata in Scienze Politiche, giornalista professionista, si occupa da molti anni di questioni legate all’economia e alla finanza. Ha lavorato, fra gli altri, per Skytg24, MiaEconomia, Rai3. Dal 2010 è una delle inviate per il programma economico de La7 Effetto Domino.