Mondo mutui

2 luglio 2018

Mutuando - Mutui, la Bce non tocca i tassi

Il quantitative easing finirà nel 2020

Tassi Bce invariati fino a settembre 2018. È la decisione appena presa dalla Bce di Mario Draghi, che ha anche annunciato che il cosiddetto “quantitative easing”, cioè l’acquisto di titoli di Stato da parte dell’istituto di Francoforte che tanto sostegno ha dato alle banche fino ad ora, terminerà solo con l’inizio del 2020. Il che significa che fino a fine anno anche chi sta pensando ad un nuovo mutuo può stare tranquillo: tanto i tassi base quanto quelli bancari, salvo nuovi scossoni come quello avvenuto per lo spread qualche settimana fa, dovrebbero rimanere sui minimi storici ancora per qualche tempo.

Resta ancora conveniente, quindi, la scelta di stipulare un mutuo a tasso fisso, per approfittare del livello attuale dei tassi di interesse. Il variabile potrebbe essere invece, ad oggi, un po’ più rischioso, anche se è certo che l’aumento dei tassi sarà comunque graduale e quindi non è il caso di scatenare allarmismi; ma per un mutuo di durata che vada oltre i 2-5 anni potrebbe in effetti non rappresentare una buona scelta pur ricordando che in questo caso, c’è sempre a disposizione lo strumento della surroga.

Ad ogni modo, nel mese di maggio la richiesta di nuovi mutui e surroghe da parte delle famiglie italiane ha segnato una sorta di stallo rispetto all’anno precedente: secondo il Barometro Crif, infatti, tale dato è risultato in calo dello 0,1% e si è accompagnato anche ad una diminuzione degli importi richiesti. Come già accade ormai da mesi, tale tendenza è giustificata dall’esaurirsi progressivo del fenomeno delle surroghe, che hanno vivacizzato il mercato dei mutui in passato grazie, appunto, alle condizioni più favorevoli legate ai tassi che rendevano conveniente un cambio di contratto in corsa. Il rallentamento della richiesta di surroghe porta quindi ora alla riduzione del bacino di nuovi clienti.

Non solo, ma cala anche l’entità dei finanziamenti richiesti. A maggio Crif ha riscontrato un fermo nel trend di crescita dell’importo medio, arrestatosi a 125.334 euro in calo dello 0,9% annuo; un dato che interrompe una serie di due anni all’insegna della crescita degli importi. La fascia che attira maggiori richieste si è collocata a maggio tra i 100 e i 150 mila euro, convogliando circa un terzo delle domande (il 29,5%).

Meno di un quarto delle richieste supera invece i 150 mila euro, il che è spia sia della maggiore prudenza degli italiani che dei prezzi di compravendita immobiliare, che restano tuttora più contenuti che in passato. Per quanto riguarda la durata dei contratti richiesti, la fascia tra i 16 e i 20 anni si conferma la preferita attirando il 26% del totale delle domande di mutuo, in aumento dell’1,8% rispetto al maggio 2017. In totale comunque le durate superiori ai 15 anni sono le preferite da oltre il 70% dei richiedenti, mentre solo lo 0,6% domanda un finanziamento che duri meno di cinque anni. A chiedere i mutui, come spesso accade, sono persone d’età compresa tra i 35 e i 44 anni (il 34,5% del totale in calo dell’1,1% annuo), ma il 27,7% delle richieste proviene da under 35.

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    Il profilo dell'autore

    Mutuando di Floriana Liuni

    Giornalista professionista, è tra i fondatori di Finanzaoperativa.com di cui cura le pagine di finanza personale. Contributor del mensile Patrimoni di Class Editori su temi di investimento e mercato immobiliare e del mensile Largo Consumo su temi social e di marketing, in passato ha collaborato con Radio 24, Finanza.com ed Economiaweb.it.