Mondo mutui

11 luglio 2016

Mutuando - Mutui e Brexit

Il ribasso dei tassi non può durare per sempre

La Brexit, ovvero l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, alla fine c’è stata. Incredibile – o meglio, inaspettato – ma vero. E ora il gioco consiste nel valutare gli effetti che questa decisione (risultato di una consultazione, ma difficilmente sindacabile) dei britannici avrà sull’economia dell’Europa. Secondo alcuni esperti, tutto ciò non cambierà poi molto: pochi punti di Pil in meno, sia per la Gran Bretagna che per il Vecchio Continente, fino a che la situazione non si stabilizzerà e il Regno Unito non si inventerà qualche soluzione per correre ai ripari. Ma c’è anche chi prevede pesanti impatti sull’economia.

Per quanto riguarda quella immobiliare di certo il primo effetto si vedrà sugli immobili non residenziali britannici, per effetto del probabile spostamento di sede di diverse realtà aziendali, che lasceranno Londra magari in città come Dublino, Francoforte, Parigi o Milano. Il che potrebbe far salire il valore degli immobili in queste città: il primo impatto sui mutui sarebbe quindi quello per cui potrebbe rendersi necessario chiedere prestiti di maggiore entità.

In secondo luogo, bisogna considerare che i tassi interbancari e dei bond britannici sono scesi ai minimi, trascinando con sé quelli di tutto il mondo, compreso l’Eurirs, il quale a sua volta è legato all’andamento dei bund tedeschi, in picchiata anche loro. E l’Eurirs è il tasso sul quale si basano i mutui a tasso fisso. I quali, in questo modo, diventano molto più convenienti, anche rispetto ai mutui a tasso variabile, con i quali la disparità va riducendosi sempre di più. Secondo il Sole 24 Ore, se nel 2009 il differenziale tra tassi fissi e variabili era di 342 punti, oggi è di soli 76 punti. Oltretutto, la discesa dei mutui a tasso fisso potrebbe essere senza limiti, dato che è legata al bund tedesco, mentre quella dei mutui a tasso variabile è limitata dal tasso sui depositi fissato dalla Bce, che al momento è fermo al -0,4%.

Contando che gli italiani già accordavano preferenza al tasso fisso, dati i livelli molto vantaggiosi degli ultimi tempi, quanto sopra non può che rafforzare tale scelta, considerato anche che la possibilità di un rialzo dei tassi (e quindi dei costi di un mutuo a tasso variabile) nel lungo periodo è sempre in agguato, dal momento che anche senza Brexit eravamo già ai minimi.

Tuttavia è anche difficile credere che la cuccagna dei tassi fissi in caduta libera possa durare per sempre. Le banche, a meno di non chiedere ed ottenere sovvenzioni illimitate dal governo per sostenere la concessione di prestiti con così poco interesse per loro, potrebbero intervenire ponendo dei tassi “floor” come già accade per i contratti a tasso variabile. E anche a livello internazionale la caduta dei tassi potrebbe essere frenata da un prossimo aumento del costo del denaro, magari da parte della Bank of England, qualora dalla Gran Bretagna fossero troppe le fughe di capitali. Questa mossa fermerebbe i ribassi per tutta l’Europa. E, a quel punto, anche per i mutui.

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    Il profilo dell'autore

    Mutuando di Floriana Liuni

    Giornalista professionista, è tra i fondatori di Finanzaoperativa.com di cui cura le pagine di finanza personale. Contributor del mensile Patrimoni di Class Editori su temi di investimento e mercato immobiliare e del mensile Largo Consumo su temi social e di marketing, in passato ha collaborato con Radio 24, Finanza.com ed Economiaweb.it.

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